SpaceX punta alla più grande Ipo di sempre: 75 miliardi a 135 dollari per azione

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Un’operazione destinata a riscrivere le regole di Wall Street, quella che SpaceX si appresta a condurre nelle prossime ore, sfidando le convenzioni del mercato con una mossa che molti definiscono a dirpoco irriverente.

L’azienda di Elon Musk, nata per costruire razzi e oggi estesa a braccio in settori che vanno dalla connettività satellitare all’intelligenza artificiale, ha infatti già fissato il prezzo per la sua attesissima offerta pubblica iniziale – un collocamento da 135 dollari per azione che, moltiplicato per i 555,6 milioni di titoli in emissione, dovrebbe tradursi in una raccolta complessiva di 75 miliardi di dollari.

Una cifra, quest’ultima, che non solo rappresenterebbe un record assoluto per il segmento delle Ipo tecnologiche, ma che proietterebbe la società verso una valutazione immediata di circa 1.750 miliardi di dollari, una soglia, questa, che la collocherebbe di diritto tra i giganti del Nasdaq già dal primo giorno di contratto, previsto per il 12 giugno sotto il ticker SPCX.

La strategia del prezzo unico e la rivoluzione del retail

A stupire gli analisti, in questo contesto, non è però soltanto l’entità dei numeri in gioco, quanto piuttosto la strategia finanziaria adottata per raggiungerli. Contrariamente a quanto accade nella prassi per le grandi quotazioni, dove si stabilisce un intervallo di prezzo per poi testare la domanda durante il roadshow, Musk ha imposto un prezzo secco, fuori da ogni possibile trattativa, come se volesse mettere subito in chiaro le regole del gioco.

E le regole, in effetti, sono piuttosto chiare e per certi versi inedite: non solo la totalità dei proventi (si parla di un’offerta "all-primary") affluirà direttamente nelle casse aziendali per finanziare i piani espansivi di Starship e Starlink – escludendo quindi ogni forma di liquidazione per i soci attuali –, ma una fetta consistente del collocamento, pari a circa il 30%, sarà riservata agli investitori retail attraverso piattaforme come Robinhood e Fidelity.

Una scelta, quella di aprire le porte ai piccoli risparmiatori in maniera così massiccia, che ribalta il tradizionale paradigma istituzionale delle Ipo, anche se il potere di voto, va detto, rimarrà saldamente nelle mani del fondatore grazie a una struttura azionaria dual-class che gli garantirà l’85% dei diritti di voto.

I conti in rosso e la pesante eredità di xAI

Tuttavia, dietro questa colossale operazione finanziaria si celano anche alcuni nodi strutturali che gli investitori sono chiamati a valutare con attenzione, a dispetto dell'entusiasmo per il brand.

I documenti depositati presso la Sec rivelano infatti un quadro economico alquanto composito: se da un lato i ricavi del 2025 sono saliti a 18,67 miliardi di dollari, trainati soprattutto dalla divisione Starlink (che da sola ne ha generati 11,4), dall’altro la società ha archiviato l’esercizio con una perdita netta di 4,94 miliardi, un rosso che contrasta nettamente con l’utile di 791 milioni dell’anno precedente.

Una situazione di profonda divergenza interna, questa, dove la connettività satellitare si configura come la classica gallina dalle uova d’oro – l’unico segmento realmente profittevole – mentre la nuova area dedicata all’intelligenza artificiale, frutto della fusione con xAI completata a febbraio 2026, continua a bruciare liquidità a un ritmo insostenibile, accumulando perdite operative per 2,47 miliardi nel solo primo trimestre dell’anno.

La scommessa sul futuro e gli scetticismi di Morningstar

Nonostante le perdite, o forse proprio in virtù della narrazione futuristica che le giustifica, SpaceX ha comunque attirato l’attenzione dei fondi sovrani e dei colossi del settore, con il roadshow che prenderà ufficialmente il via il 4 giugno per concludersi con il定价 previsto entro l’11 giugno.

Tra i punti di forza dell’offerta, vale la pena citare l’eccezionale compromesso raggiunto con le banche d’affari: Goldman Sachs e Morgan Stanley, che guidano il consorzio, hanno accettato di ridurre le commissioni di sottoscrizione a meno dello 0,75%, una percentuale stracciata se confrontata con gli standard di mercato, ma che su un’operazione da 75 miliardi garantisce comunque agli istituti di credito una torta da circa 5 miliardi di dollari.

Non mancano, infine, le voci critiche: il rating di Morningstar, che assegna a SpaceX un fair value di soli 780 miliardi di dollari (meno della metà del target della Ipo), getta un’ombra lunga sulla sostenibilità di multipli così elevati, evidenziando i rischi legati alla governance accentrata e all’estrema incertezza dei piani legati all’intelligenza artificiale.

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