Il grande freddo delle rinnovabili: crollano le richieste per il fotovoltaico e l'eolico

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il settore delle energie rinnovabili in Italia sta vivendo una fase di brusca frenata, un’inversione di tendenza che i numeri del 2025 fotografano con impietosa chiarezza. Dopo anni di crescita costante, il numero di nuove richieste di autorizzazione per impianti solari ed eolici ha subito un tracollo verticale, segnale di una difficoltà che attraversa l’intera filiera, dalla grande industria ai piccoli installatori. I dati, elaborati da fonti di settore come Elemens e diffusi nel corso di eventi specialistici, parlano di una riduzione del 63% per il fotovoltaico, passato dai 32 GW di nuovi progetti presentati nel 2024 ai soli 12 GW del 2025, mentre l’eolico ha visto le proprie richieste più che dimezzarsi, scivolando da 19 a 9 GW. È un’interruzione netta di quel trend che aveva caratterizzato il biennio precedente, e che ora lascia spazio a un quadro di incertezza e stallo.

Le cause di questo blocco, a ben guardare, sono molteplici e si intrecciano in un groviglio normativo e burocratico che gli operatori denunciano ormai da mesi. Da un lato, pesano come macigni i continui interventi legislativi, primo fra tutti il decreto-legge 175 di novembre, che ha introdotto paletti rigidissimi sulle aree considerate idonee per l’installazione degli impianti, di fatto congelando decine di progetti in fase avanzata. A questo si aggiunge il decreto Agricoltura, con le sue limitazioni al fotovoltaico a terra, e una cornice generale, come quella del decreto Aree Idonee, che invece di accelerare gli iter li complica ulteriormente, creando un labirinto in cui persino gli addetti ai lavori faticano a orientarsi. Il risultato è che molti progetti, anche quelli che avevano superato i primi step autorizzativi, rischiano di arenarsi di fronte a interpretazioni discordanti tra uffici regionali e soprintendenze, in un paese dove la pianificazione energetica si scontra quotidianamente con i vincoli paesaggistici e le autonomie locali.

E se i grandi impianti utility-scale, quelli da decine di megawatt, sembrano reggere meglio l’urto – complice la partecipazione a meccanismmi come le aste Fer X o il Capacity Market –, è il mercato diffuso a pagare il prezzo più alto. Il fotovoltaico residenziale e delle piccole e medie imprese, che aveva beneficiato della spinta degli incentivi statali, è entrato in una crisi profonda: nei primi dieci mesi del 2025 le nuove installazioni sono calate di quasi il 30% rispetto all’anno precedente, con 69mila impianti in meno allacciati alla rete. Un tracollo che riflette la fine del Superbonus e la ridotta redditività degli investimenti su piccola scala, ma che rivela anche un problema strutturale, fatto di un mercato eccessivamente frammentato e di una comunicazione opaca che disorienta i consumatori, i quali si trovano a dover scegliere un impianto senza poter confrontare con chiarezza preventivi e qualità del servizio offerto.

In questo contesto di difficoltà, emerge però una possibile via d’uscita, legata all’innovazione digitale. Nuove piattaforme e servizi, come Controfferta.it, stanno cercando di fare da ponte tra la domanda e un’offerta composta in larga parte da piccole aziende artigiane, eccellenti dal punto di vista tecnico ma spesso prive di strumenti per comunicare il proprio valore. L’obiettivo è digitalizzare l’intero processo, dall’analisi satellitare dei tetti alla gestione della burocrazia, passando per la comparazione trasparente delle offerte, per offrire garanzie aggiuntive ai clienti e permettere agli installatori di concentrarsi sul lavoro tecnico. Anche aziende come TABO, nel Veneto, stanno sperimentando modelli "all-in-one" che riducono i tempi di attivazione a quindici giorni, contro i sessanta della media, dimostrando che semplificare e rendere più chiaro il percorso può rilanciare un mercato altrimenti destinato a un ulteriore raffreddamento.

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