Blackout in Spagna, l’ipotesi delle rinnovabili e i guasti nel fotovoltaico
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Redazione Esteri
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Il blackout che lunedì scorso ha lasciato al buio gran parte della Spagna, causando cinque vittime e paralizzando servizi essenziali per oltre venti ore, potrebbe essere legato a un malfunzionamento nella produzione di energia solare. Mentre l’operatore della rete elettrica esclude un cyberattacco, il tribunale nazionale spagnolo ha avviato un’indagine preliminare per sabotaggio, ipotesi che resta però in secondo piano rispetto alle anomalie tecniche individuate. Il gestore della rete ha segnalato due guasti critici negli impianti fotovoltaici, lasciando intendere che il crollo della generazione da rinnovabili abbia innescato il collasso del sistema.
Tre anni fa, quando Spagna e Portogallo annunciarono il loro piano per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili puntando sul solare, molti parlarono di «modello» da esportare. L’Unione Europea, allora impegnata a promuovere il Green Deal, sostenne l’iniziativa, sottolineando l’unicità del caso iberico, dove le interconnessioni con il resto del continente non superano il 3%. Quell’entusiasmo oggi si scontra con una realtà più complessa: la transizione energetica, se non accompagnata da infrastrutture resilienti, può rivelarsi fragile.
Intanto, mentre migliaia di passeggeri attendono risarcimenti per voli cancellati o ritardati – con compensazioni che variano dai 250 ai 600 euro a seconda della tratta – c’è chi ha trovato il modo di aggirare il caos. Bryan Zaragoza, attaccante dell’Osasuna in prestito dal Bayern Monaco, ha guidato per nove ore pur di raggiungere il centro sportivo del club. Un’impresa quasi simbolica, considerando che la squadra, dopo una pausa forzata, ha ripreso gli allenamenti in vista della prossima stagione.




