Blackout in Spagna, il dilemma delle rinnovabili: tra guasti e impianti "fantasma"
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Redazione Esteri
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Quando lunedì scorso la Spagna è sprofondata nel buio, trascinando con sé anche il Portogallo, il blackout ha riacceso un dibattito che sembrava sopito: quello sulla reale affidabilità delle energie rinnovabili. Il premier Pedro Sánchez ha escluso che il crollo della rete sia legato al fotovoltaico o all’eolico, ma il gestore della rete elettrica Ree ha parlato, senza giri di parole, di un «crollo della generazione green» alla base dell’interruzione. Un paradosso, se si considera che appena una settimana prima Madrid festeggiava un record: il 100% dell’energia prodotta da fonti pulite.
Già due mesi fa, come riportato da El País, l’operatore aveva segnalato un rischio concreto per la stabilità del sistema, legato proprio all’aumento della produzione solare e alla contemporanea chiusura di centrali a gas e nucleari. «L’energia prodotta senza controlli adeguati è un problema», ha osservato un’esperta del settore, sottolineando come la transizione ecologica richieda non solo investimenti, ma anche infrastrutture in grado di gestire l’intermittenza tipica delle rinnovabili.
Il tribunale nazionale spagnolo ha avviato un’indagine preliminare per sabotaggio, anche se l’ipotesi del cyberattacco è stata scartata. Intanto, il gestore ha individuato due possibili guasti nella rete fotovoltaica, lasciando intendere che il problema potrebbe essere proprio l’improvviso venir meno della generazione solare. Non è la prima volta che si parla di impianti «fantasma», cioè di strutture che, pur risultando attive, non garantiscono un apporto costante.




