Blackout in Spagna, la rete elettrica è il vero problema (non le rinnovabili)
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Redazione Esteri
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Mentre Spagna e Portogallo ripristinavano la corrente dopo il blackout del 28 aprile, che aveva lasciato al buio l’intera penisola iberica, le prime accuse – prevedibili – puntavano già contro le energie rinnovabili. Sergio Giraldo, su La Verità, ha insinuato che il crollo della rete potesse dipendere dall’eolico e dal solare, citando dati senza però offrire prove definitive. Un approccio che ricorda certe narrazioni allarmistiche sulle auto elettriche, spesso dipinte come pericolose, nonostante le statistiche dimostrino il contrario.
La verità, però, è che ancora non si conoscono le cause precise dell’incidente. Red Eléctrica de España, il gestore della rete iberica, ha escluso attacchi informatici, errori umani e condizioni meteorologiche avverse. Il premier Pedro Sánchez ha annunciato un’indagine tecnica con il supporto dell’Unione Europea, mentre gli esperti analizzano il calo di tensione di 15 gigawatt – pari al 60% della capacità della rete – che ha interrotto persino il collegamento con la Francia.
C’è chi sostiene che l’elevata penetrazione delle rinnovabili, che in Spagna coprono l’80% della domanda, abbia reso il sistema più vulnerabile. Ma il problema non è l’energia pulita in sé, quanto piuttosto la mancanza di investimenti nelle infrastrutture di trasmissione. Negli ultimi anni, la crescita di eolico e fotovoltaico è stata esponenziale, mentre le reti non sono state potenziate di conseguenza. Un deficit che, se ignorato, potrebbe portare a situazioni analoghe anche altrove, Italia compresa.




