Blackout in Europa, nuova teoria sulle cause: il mix fatale tra rinnovabili e rete fragile
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Redazione Esteri
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L’Europa si è svegliata al buio. Senza preavviso, il 28 aprile 2025, milioni di case hanno perso l’energia elettrica, i treni si sono bloccati in mezzo alle tratte, i semafori hanno smesso di funzionare. A Madrid, dove la cena a lume di candela non è stata una scelta romantica ma una necessità improvvisa, il blackout ha mostrato tutta la sua portata. Un evento senza precedenti negli ultimi vent’anni, che ha lasciato nel caos non solo la Spagna, ma anche Portogallo e parte della Francia, sollevando interrogativi urgenti sulle vulnerabilità di un sistema che credevamo solido.
Tra le ipotesi più accreditate, spicca quella di un sovraccarico della rete, aggravato dall’immissione discontinua di energia rinnovabile. Sebbene il ricorso a fonti pulite sia fondamentale per la transizione ecologica, la loro natura intermittente – legata a vento e sole – avrebbe creato squilibri difficili da gestire, soprattutto in assenza di adeguati sistemi di accumulo. A questo si aggiungono le falle strutturali di una rete elettrica sempre più intricata, dove un singolo punto critico può innescare un effetto domino. La Spagna, che entro sei mesi dovrà presentare un rapporto dettagliato alla Commissione Europea, si trova ora a fare i conti con un’infrastruttura che ha mostrato crepe inattese.
Le conseguenze sono state immediate e drammatiche: ospedali costretti a ricorrere a generatori di emergenza, fabbriche ferme, transazioni digitali impossibilitate. Persino le centrali nucleari, considerate pilastri della stabilità energetica, hanno subito arresti improvvisi. E mentre le autorità cercano di ricostruire la sequenza esatta degli eventi, casi come quello della famiglia Peressini, rientrata in Italia dopo quattro giorni di ritardo a causa del caos aeroportuale, dimostrano quanto un blackout di questa portata possa sconvolgere la vita quotidiana.




