Fotovoltaico ed eolico superano le fossili nella produzione elettrica dell'Ue, un sorpasso storico
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Redazione Economia
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Il sistema energetico europeo, in un percorso non privo di ostacoli e contraddizioni, ha toccato nel 2025 una pietra miliare che molti osservatori consideravano ormai prossima ma non per questo meno significativa. Secondo quanto documentato con rigore nell’European Electricity Review 2026, rapporto annuale redatto dal centro studi Ember e giunto alla sua decima edizione, la generazione combinata di elettricità da fotovoltaico ed eolico ha per la prima volta superato, in termini assoluti, quella ottenuta bruciando combustibili fossili. Un dato, questo, che riflette una transizione in atto da anni e che oggi, superata una certa soglia, assume un peso statistico e politico innegabile, segnando una chiara inversione di tendenza strutturale.
I numeri del sorpasso verde nelle statistiche Ue
Il rapporto, un'analisi meticolosa basata sui flussi di energia nei ventisette Stati membri, svela che nel corso dell'anno solare il contributo del vento e del sole ha raggiunto complessivamente il trenta per cento del mix elettrico comunitario. Una quota, è bene sottolinearlo, di un punto percentuale superiore a quella coperta da gas, carbone e altri fossili, fermi al ventinove per cento. Se si considerano tutte le fonti rinnovabili, idroelettrico e biomasse comprese, la quota di elettricità pulita sale ulteriormente, delineando un panorama in cui la decarbonizzazione del settore elettrico accelera il suo passo, anche grazie a politiche mirate che ne hanno favorito la competitività di costo.
La classifica dei paesi virtuosi nella generazione rinnovabile
Al di là del dato aggregato, che pure resta il più eclatante, l’indagine permette di osservare come il traguardo sia stato raggiunto grazie alle performance di alcuni paesi che fungono da locomotiva. In testa a tutti si posiziona l’Austria, la cui dipendenza dalle fonti verdi sfiora il novanta per cento, un primato reso possibile dal suo esteso parco di centrali idroelettriche. A seguire, si attestano altre nazioni nordiche con percentuali altrettanto impressionanti: la Svezia, infatti, ottiene l’ottantotto per cento della sua elettricità principalmente da acqua e vento, mentre la Danimarca si ferma all’ottanta per cento, punteggio conseguito grazie a un investimento massiccio e pionieristico, negli anni, nella tecnologia eolica tanto onshore che offshore.
Il contesto e le prospettive della transizione energetica
Questo storico sorpasso, checché se ne dica, non deve essere interpretato come un punto di arrivo bensì come una tappa fondamentale in un cammino ancora lungo. La relazione di Ember, nelle sue trentasette pagine di dati e grafici, offre infatti una fotografia nitida dei progressi ma anche delle persistenti criticità, come la variabilità della produzione e la necessità di adeguare le reti di trasmissione. L’elettrificazione dei consumi finali, d’altronde, procede di pari passo con l’aumento della generazione verde, creando una domanda che le rinnovabili sono chiamate a soddisfare in maniera sempre più stabile ed efficiente, una sfida tecnologica e di governance che impegnerà le capitali europee nei prossimi decenni.




