Storico sorpasso, l'eolico e il solare superano i fossili nella produzione elettrica Ue
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
La decima edizione della “European Electricity Review”, l'analisi annuale curata dal think tank Ember e pubblicata oggi, fotografa una svolta epocale nel sistema energetico dell'Unione Europea. Nel corso del 2025, infatti, la generazione combinata di elettricità da fonte solare ed eolica ha superato, per la prima volta nella storia, quella prodotta bruciando combustibili fossili. Una transizione, quella verso l'energia pulita, che segna così un traguardo simbolico e al tempo stesso concreto, con il vento e il sole arrivati a coprire da soli il 30% del mix elettrico europeo, contro il 29% garantito da gas e carbone. Un margine esiguo, certamente, ma che assume il valore di una pietra miliare, considerando la rapidità con cui si è compiuto il sorpasso e il contesto climatico non del tutto favorevole che ha caratterizzato l'anno appena trascorso.
Un risultato raggiunto nonostante un anno climaticamente avverso
Il raggiungimento di questa quota record da parte delle rinnovabili cosiddette “variabili” è ancor più significativo se si considerano le condizioni meteorologiche, talvolta sfavorevoli, registrate nel 2025. La relazione di Ember, che offre la prima panoramica completa del settore, evidenzia come la produzione idroelettrica abbia subito un calo piuttosto marcato, attestandosi su livelli inferiori del 12% rispetto alla media, mentre quella eolica ha registrato una flessione, seppur lieve, del 2%. Ciononostante, la crescita esponenziale del fotovoltaico, che ha continuato la sua marcia di installazioni, ha più che compensato questi cali, spingendo l’intera quota delle fonti rinnovabili a coprire quasi la metà – il 48%, per l’esattezza – dell’intero fabbisogno elettrico dei Ventisette. Un dato che sancisce il carattere ormai strutturale di questo cambiamento, non più relegabile a una congiuntura favorevole ma frutto di investimenti e politiche industriali precise.
Le implicazioni per un paese come l'Italia e il nodo dello stoccaggio
In questo scenario, paesi come l'Italia, la cui dipendenza storica dal gas naturale si è trasformata in una pesante esposizione ai rincari dei listini internazionali, potrebbero trarre vantaggio strategico da un'accelerata nello sviluppo di tecnologie complementari. Il riferimento è, in particolare, agli impianti di accumulo a batteria, essenziali per gestire l’intermittenza propria del solare e dell’eolico e per garantire la stabilità della rete nazionale. L'integrazione di sistemi di stoccaggio dell'energia, infatti, non permetterebbe solo di massimizzare l’utilizzo dell’elettricità pulita prodotta nelle ore di picco, ma contribuirebbe anche a ridurre la volatilità dei prezzi, rendendo il sistema meno soggetto agli shock geopolitici che hanno caratterizzato gli ultimi anni. Si tratta di un passaggio cruciale, che richiede una pianificazione attenta e investimenti mirati nelle infrastrutture di rete e nelle tecnologie innovative.
La resilienza della rete e il futuro della transizione
La domanda sulla capacità della rete elettrica di reggere un apporto così massiccio e variabile da fonti non programmabili, sollevata da alcuni osservatori, trova una prima risposta proprio nei numeri del 2025. Il fatto che il sorpasso si sia verificato in un anno di produzione idroelettrica ridotta e con una lieve contrazione del vento dimostra una maturità del sistema superiore alle attese. La rete continentale ha mostrato, almeno in questa fase, una resilienza notevole, assorbendo fluttuazioni significative senza intoppi evidenti per gli utenti finali. Questo successo operativo, tuttavia, non deve indurre a sottovalutare le sfide tecniche che attendono il prossimo decennio, man mano che la percentuale di rinnovabili sul totale è destinata a salire ulteriormente, spinta anche dagli obiettivi stringenti di decarbonizzazione fissati a livello comunitario. La strada imboccata è ormai chiara, ma il suo completamento richiederà uno sforzo coordinato e continuo.




