La svolta storica: eolico e solare superano i fossili nella produzione elettrica europea
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Redazione Economia
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Il sistema elettrico dell'Unione europea ha registrato, nel corso del 2025, un punto di non ritorno, un sorpasso la cui portata strutturale, al di là dei freddi dati statistici, segna inequivocabilmente una nuova traiettoria per il continente. Secondo l’analisi dettagliata contenuta nella “European Electricity Review”, il rapporto pubblicato dal think tank energetico Ember, la generazione combinata da energia eolica e solare ha infatti superato, per la prima volta nella storia, quella prodotta dall’insieme di tutte le fonti fossili. Un dato che, se da un lato corona decenni di politiche incentivanti e investimenti tecnologici, dall'altro assume un valore geopolitico cruciale in un periodo storico, quello attuale, in cui la dipendenza dalle importazioni di gas naturale si è rivelata un’arma di ricatto dalle conseguenze economiche drammatiche per molti paesi membri.
I numeri del cambiamento energetico
Lo studio, diffuso in questi giorni, quantifica con precisione il nuovo equilibrio: il vento e il sole hanno fornito, nell’anno di riferimento, il 30,1 per cento dell’elettricità totale consumata nell’UE, pari a 841 terawattora. Un valore che, seppur di un solo punto percentuale, supera il 29 per cento generato da carbone, gas e altri combustibili fossili, fermo a 809 terawattora. Il progresso, d’altronde, appare ancor più marcato se si osserva l’evoluzione dal 2020, quando la quota delle fonti inquinanti superava quella delle due principali rinnovabili di quasi otto punti percentuali, un divario colmato in un quinquennio. A completare il quadro, il nucleare si attesta saldamente al 23 per cento, mentre l’idroelettrico e le bioenergie contribuiscono ad alzare ulteriormente l’asticella delle fonti pulite. Se si considerano tutte queste insieme, infatti, si arriva a toccare quasi la metà della produzione elettrica continentale, precisamente il 47,7 per cento, nonostante le condizioni meteorologiche atipiche abbiano causato un significativo calo del 12 per cento per l’idroelettrico e del 2 per cento per lo stesso eolico, rallentamenti peraltro ampiamente compensati dall’esplosione del fotovoltaico.
Il contesto italiano e la lezione della cronaca
Le implicazioni di questa transizione, che procede a velocità diverse nei vari Stati membri, sono particolarmente rilevanti per un paese come l’Italia, la cui economia è stata pesantemente scossa dall’impennata dei costi del gas. La diversificazione delle fonti e l’accelerazione sugli investimenti nelle reti e nello stoccaggio, attraverso lo sviluppo di batterie su larga scala, si configurano non più come mere opzioni strategiche ma come vere e proprie necessità per garantire stabilità e sicurezza. In questo senso, le inchieste giudiziarie che hanno recentemente investito il settore energetico nazionale, alcune delle quali con risvolti di cronaca nera che hanno sconvolto l’opinione pubblica senza però intaccare la tenuta delle infrastrutture, hanno messo in luce l’importanza di un quadro normativo chiaro e di controlli serrati, affinché la corsa verso l’autonomia non sia ostacolata da illegalità o opacità.
Verso un nuovo paradigma continentale
Il sorpasso documentato da Ember, al di là della sua valenza simbolica, dimostra che la direzione intrapresa è ormai irreversibile, pur nella consapevolezza dei molti ostacoli tecnici e burocratici che ancora persistono. L’Europa, insomma, sta scrivendo un capitolo nuovo della sua storia industriale, un capitolo in cui l’elettricità pulita non è più una nicchia marginale ma la colonna portante del mix energetico. Un cambiamento epocale che ridisegna le mappe della dipendenza, della produzione e, inevitabilmente, della politica internazionale, mentre la nuova amministrazione statunitense guidata dal presidente Trump osserva e, forse, prepara le sue mosse in uno scacchiere globale in continua evoluzione.




