L’assemblea di Italgas approva il bilancio 2025 e rilancia sul biometano
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Redazione Economia
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La primavera torinese, come spesso accade per le grandi utility, è stata segnata dal rituale dell’assemblea di Italgas: i soci, riunitisi sotto la presidenza di Paolo Ciocca, hanno dato il via libera al bilancio d’esercizio del 2025. Un bilancio, va detto, che riflette una fase di trasformazione strutturale per il gruppo guidato dall’amministratore delegato Paolo Gallo, forte di un utile netto consolidato che ha raggiunto i 672,3 milioni di euro. Una cifra, quest’ultima, che testimonia un miglioramento diffuso di tutti i principali indicatori economico-finanziari, consentendo al consiglio di amministrazione di proporre – e all’assemblea di approvare – un dividendo in crescita del 13,3% rispetto all’anno precedente, pari cioè a 0,432 euro per azione. La partecipazione, con il 76,74% del capitale sociale rappresentato in aula, ha sottolineato l’interesse degli azionisti per un esercizio che ha segnato una svolta epocale: l’acquisizione e la progressiva integrazione di 2i Rete Gas, un’operazione che di fatto ha proiettato Italgas al vertice del mercato continentale della distribuzione.
Numeri e strategie: l’utile netto e la nuova dimensione europea
Se si guarda ai dettagli della fotografia contabile, emerge una realtà duale ma coerente. Da un lato, la capogruppo Italgas S.p.A. ha chiuso l’esercizio con un utile netto di 356,1 milioni di euro – in flessione rispetto ai 422,4 milioni del 2024 – ma si tratta di una riduzione fisiologica se contestualizzata nell’enorme sforzo finanziario e operativo sostenuto per assorbire la newco. I soci, d’altronde, hanno deliberato di destinare 17,8 milioni alla riserva legale, distribuendo la restante parte dell’utile (338,3 milioni) e attingendo per altri 100,8 milioni dalla riserva “Utili a nuovo” per finanziare quel dividendo da 0,432 euro. La cedola, va ricordato, staccherà il 18 maggio 2026 con record date fissata per il giorno successivo, a riprova di una macchina organizzativa che non tradisce mai le scadenze. Il consolidato, però, racconta un’altra verità: l’utile netto di gruppo, quello che include i benefici dell’acquisizione, vola a 672,3 milioni, segnale inequivocabile che l’operazione – definita dal presidente Ciocca come un “momento fondativo” – sta già generando le sinergie promesse in fase di annuncio. Il gruppo, con l’integrazione completata in tempi record, si pone oggi come punto di riferimento globale nella distribuzione del gas, forte di una massa critica che nessun altro competitor europeo può vantare.
La sicurezza energetica e la scommessa sul biometano
A fare da contrappunto ai numeri, però, è la sostanza industriale. Durante i lavori assembleari, è emersa con chiarezza la linea strategica per il futuro prossimo, quella che verrà messa nero su bianco nel piano industriale atteso per il 24 giugno. Gallo e il suo team hanno ribadito che, di fronte a una crisi energetica che non accenna a risolversi – basti pensare alle tensioni nelle rotte del Golfo – la missione dell’azienda si fa sempre più simile a quella di un esercito di genieri. L’obiettivo, hanno spiegato i vertici, è duplice: diversificare le fonti di approvvigionamento per ridurre quella pericolosa dipendenza dall’estero che tiene in ostaggio l’economia nazionale, e investire con convinzione sul biometano, considerato ormai una risorsa strategica e non più una semplice alternativa green. L’assemblea ha quindi recepito l’indicazione di proseguire su quella strada, dove la digitalizzazione delle reti e l’uso dell’intelligenza artificiale – già driver di efficienza per Italgas – diventeranno gli alleati tecnologici per rendere il gas sempre più sostenibile.
Remunerazione e piani di lungo termine
Non è mancato, infine, il capitolo relativo alla governance e agli incentivi. L’assemblea, oltre ai conti, ha approvato formalmente il Piano di incentivazione di lungo termine per il triennio 2026-2028, accanto al Piano di Co-investimento destinato al management. Strumenti, questi, pensati per allineare gli interessi dei dirigenti a quelli degli azionisti, in un’ottica di creazione di valore che guarda lontano. È stata data luce verde anche all’aumento gratuito del capitale sociale – fino a un massimo di 6,2 milioni di euro nominali tramite l’emissione di 5 milioni di nuove azioni – finalizzato proprio a servire quel piano di co-investimento. A margine della riunione, quindi, ciò che resta è l’immagine di un gruppo che, forte dei numeri record del 2025, si appresta ad affrontare le sfide del decennio senza timori reverenziali, forte di una liquidità che gli permette di guardare al futuro con la sicurezza di chi sa di poter contare su fondamenta solide.




