Addio all'Unifil, l'Onu chiude la missione in Libano entro il 2026
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Redazione Esteri
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Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, con la Risoluzione 2790, ha decretato la fine della missione Unifil in Libano, archiviando – dopo quasi un cinquantennio – una delle operazioni di peacekeeping più longeve e controverse nella tormentata regione mediorientale. Il mandato, che è stato prorogato in extremis fino al 31 dicembre 2026, prevede un ritiro scalare e completo di tutti i contingenti entro l’anno successivo, il 2027, consegnando alla storia una presenza internazionale che, nata in forma embrionale nel 1978, aveva conosciuto il suo dispiegamento più significativo soltanto dopo il conflitto israelo-libanese del 2006.
Il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, intervenuto a Copenaghen, ha definito l’accordo «un successo italiano», sottolineando come la proroga ottenuta rappresenti un punto a favore della diplomazia del nostro paese, tradizionalmente molto attiva nell’area e capofila del contingente. Quella che viene percepita come una vittoria negoziale da parte di Roma, tuttavia, coincide con esiti opposti per gli altri attori in campo: se da un lato Israele, che da tempo spingeva per un ridimensionamento del ruolo dell’Unifil, esulta per la decisione, dall’altro Beirut guarda con apprensione al futuro di un territorio – il sud del Libano – che tornerà a essere presidiato soltanto dalle forze locali e da Hezbollah.
La risoluzione, frutto di un complesso negoziato tra i Quindici, segna il capitolo finale di un’era, lasciando il Libano meridionale – da sempre crocevia di tensioni e focolai di guerra – senza il cuscinetto di sicurezza rappresentato dai quasi undicimila militari e seicento civili che componevano la forza. L’operazione, il cui scopo originario era di confermare il ritiro delle truppe israeliane, supervisionare il cessate il fuoco e assistere il governo libanese nell’assicurare l’ordine, si è spesso scontrata con limiti operativi e politici, trovandosi a operare in un contesto dove il potere effettivo di gruppi armati non statali ha più volte messo a repentaglio la sicurezza dei caschi blu




