Roma e la missione Unifil in Libano

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   ROMA – L'eventuale abbandono o sospensione della missione Unifil nel sud del Libano, che dovrà essere decisa insieme agli altri 40 Paesi partecipanti e poi ratificata dall'assemblea generale dell'Onu, è un tema di grande rilevanza per il governo italiano. Giorgia Meloni, in un recente incontro con il ministro della Difesa, ha sottolineato l'importanza di mantenere e, se possibile, rafforzare la presenza italiana nella regione. Questo impegno, infatti, non solo rappresenta un contributo alla stabilità del Libano, ma anche un segnale di solidarietà internazionale.

Il cardinale Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza episcopale italiana (Cei), ha espresso un monito contro la violenza e la guerra, che "cancellano l'umanità", in uno dei momenti più preoccupanti da decenni. Durante l'Humanitarian Congress, organizzato dalla ong Intersos al museo Ara Pacis a Roma, Zuppi ha ribadito la necessità di non delegittimare le Nazioni Unite, sottolineando che la guerra non deve essere considerata un mezzo per risolvere i conflitti.

Nel frattempo, la situazione nel sud del Libano rimane tesa. Le Forze di difesa israeliane (Idf) hanno recentemente intensificato le loro operazioni nella regione, dove è stata dispiegata la 205a Brigata corazzata. Un nuovo attacco dell'esercito israeliano contro un posto di osservazione della forza di mantenimento della pace Unifil ha provocato il ferimento di due caschi blu. Secondo fonti delle Nazioni Unite, l'attacco, avvenuto nei pressi della base principale a Naqoura, ha visto l'uso di colpi di artiglieria.

La sicurezza dei caschi blu è sempre più a rischio, come ha dichiarato un portavoce dell'Onu.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.