Unifil e il fallimento della missione in Libano
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Redazione Esteri
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Unifil, la forza di pace delle Nazioni Unite dispiegata nel sud del Libano, è stata oggetto di critiche crescenti per la sua incapacità di impedire a Hezbollah di consolidare la propria presenza nella regione e di utilizzare il territorio come base per lanciare razzi contro Israele. Nonostante la missione fosse stata istituita con l'obiettivo di mantenere la pace e la sicurezza, le recenti tensioni e gli scontri tra Hezbollah e le forze israeliane hanno messo in luce le sue debolezze strutturali e operative.
Israele, che ha recentemente intensificato i suoi attacchi in risposta alle provocazioni di Hezbollah, ha ufficialmente richiesto il ritiro delle forze Unifil dal sud del Libano. Il primo ministro Benjamin Netanyahu e il ministro degli Esteri Eli Cohen hanno entrambi espresso la loro insoddisfazione per l'operato dei caschi blu, accusandoli di non garantire l'applicazione delle risoluzioni ONU e di fungere, di fatto, da scudo per Hezbollah. Questa richiesta è stata respinta dal capo del peacekeeping delle Nazioni Unite, Jean-Pierre Lacroix, che ha dichiarato che Unifil manterrà tutte le sue posizioni nonostante le pressioni israeliane.
La situazione è ulteriormente complicata dagli attacchi israeliani che hanno colpito civili e strutture gestite dall'ONU nella Striscia di Gaza. In un solo giorno, le forze armate israeliane hanno ucciso 22 persone rifugiate in una scuola gestita dall'agenzia Unrwa a Nuseirat. Questi attacchi, che hanno provocato la morte di numerosi civili, hanno sollevato gravi preoccupazioni a livello internazionale e hanno alimentato le critiche verso l'operato di Unifil.
Giorgio Battisti, un esperto di questioni militari, ha affermato che il fallimento di Unifil in Libano è dovuto principalmente alle scelte dell'ONU, ma ha anche sottolineato la gravità dell'atto ostile di Israele.




