L'Onu ferma Unifil, la missione in Libano terminerà nell'agosto del 2026
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Redazione Esteri
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Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha sancito, con un voto che non ammetteva repliche, la fine della missione Unifil nel sud del Libano. La risoluzione, approvata ieri, stabilisce che il mandato della forza di pace – alla quale contribuiscono anche un migliaio di militari italiani – non sarà rinnovato oltre il 31 agosto del prossimo anno, avviando un processo di transizione che condurrà al ritiro completo entro la fine del 2026. Una chiusura voluta fortemente dagli Stati Uniti, i quali, facendo leva sulla propria influenza, hanno imposto una scadenza definitiva dopo aver minacciato di porre il veto a qualsiasi ipotesi di proroga.
Le diplomazie italiana e francese, che della missione sono state storiche pattugliatrici e principali finanziatori, hanno tentato fino all’ultimo di scongiurare l’epilogo, negoziando una proroga tecnica di quattordici mesi che serve ormai soltanto a gestire il complesso smantellamento dell’apparato logistico e di sicurezza. La loro sconfitta segna la fine di un’epoca: Unifil, infatti, era stata dispiegata nel 1978 in seguito alla prima incursione militare israeliana in territorio libanese, denominata "Operazione Litani", con l’obiettivo di ripristinare la pace e la stabilità in un’area da sempre contesa.
La motivazione addotta da Washington e Tel Aviv per il ritiro – sostenute in questo dal governo di Gerusalemme – risiede nella convinzione che le forze armate libanesi siano ormai in grado di presidiare autonomamente la frontiera, garantendo quel controllo del territorio che per decenni è stato demandato principalmente ai caschi blu. Un punto di vista che, se da un lato riconosce formalmente la capacità istituzionale di Beirut, dall’altro solleva non poche perplessità circa la reale tenuta di un equilibrio così delicato, soprattutto in un momento di altissima tensione regionale.




