Italia dice no alla Germania sui migranti “dublinanti”: Piantedosi blocca tre rimpatri
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Redazione Interno
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Il braccio di ferro tra Italia e Germania in materia di immigrazione si è fatto più serrato, con il governo guidato da Giorgia Meloni che ha formalizzato la propria contrarietà ad accogliere tre cittadini extracomunitari, cosiddetti “dublinanti”, la cui espulsione era stata decisa da Berlino. La comunicazione ufficiale, inviata ieri dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi all’omologo tedesco Alexander Dobrindt, sancisce il rifiuto di Roma a procedere con i trasferimenti previsti per il 17, il 19 e il 20 agosto, gettando un’ombra sugli accordi di riammissione tra i due Paesi.
La decisione, che arriva in un clima di crescente tensione sul fronte migratorio europeo, si basa su un duplice ordine di motivazioni che il Viminale ha esposto in una nota ufficiale, chiarendo la posizione dell’esecutivo italiano e aprendo un nuovo capitolo nello scontro diplomatico con la cancelleria di Friedrich Merz.
I tre casi che hanno innescato la crisi diplomatica
Al centro della disputa vi sono le richieste di trasferimento riguardanti tre migranti, tra cui spicca il caso di Abdirisaq Warsame, una cittadina somala di 22 anni, giunta in Italia via mare e successivamente trasferitasi in Germania per ricongiungersi con la madre e il fratello, i quali risiedono regolarmente in Assia.
La sua vicenda, sollevata nei giorni scorsi da alcuni organi di stampa, è stata identificata come un «caso pilota» da Berlino, ma per il governo italiano rientra in una categoria ben precisa, quella dei movimenti secondari antecedenti all’entrata in vigore del nuovo Patto europeo su migrazione e asilo, avvenuta lo scorso 12 giugno. Oltre alla giovane somala, le autorità tedesche avevano inoltrato al Viminale le pratiche per altri due cittadini stranieri – una irachena e un afghano – per i quali erano già stati firmati i decreti di espulsione.
Il Viminale, però, ha ritenuto di non poter procedere, sostenendo che tutti e tre i casi siano coperti da un precedente accordo bilaterale siglato con la Germania nel dicembre del 2025, che prevedeva uno “sconto” o un azzeramento dei conti relativi ai migranti in sospeso.
Le ragioni del governo italiano tra sanatoria e compensazione
La missiva firmata da Matteo Piantedosi non si limita a un secco rifiuto, ma getta le basi per una rinegoziazione dei termini del trasferimento, introducendo il concetto di “compensazione”. Roma ha fatto presente che, per accettare il rientro di questi migranti, sarebbe necessario considerare il flusso inverso, ovvero i cittadini extracomunitari che arrivano sulle coste italiane a bordo di navi di organizzazioni non governative battenti bandiera tedesca. Secondo quanto riportato, dall’inizio dell’anno sarebbero circa 2.200 i migranti sbarcati in Italia con tali imbarcazioni, un dato che il governo Meloni intende utilizzare come contraltare nelle trattative con Berlino. Questa richiesta di reciprocità, che mira a “compensare” le espulsioni con gli arrivi via mare, rappresenta un elemento di novità nel confronto tra i due Paesi, trasformando una questione di principio in una complessa partita di scambi numerici.
Il ministro Piantedosi, nel suo scambio con l’omologo Dobrindt, ha pertanto chiesto di «impartire le necessarie disposizioni» per bloccare i trasferimenti, sottolineando al contempo la volontà di proseguire il dialogo in un clima di collaborazione.
Il contesto dello scontro: Schengen e la pressione migratoria
La tensione con la Germania si inserisce in un quadro più ampio di attriti diplomatici che l’Italia sta vivendo sul fronte delle politiche migratorie, come dimostra la contemporanea sospensione dei trattati di Schengen con la Spagna, una misura che il ministro Piantedosi ha difeso con fermezza nel corso di un’audizione in Commissione Schengen.
In quell’occasione, il titolare del Viminale ha ribadito che il ripristino dei controlli alle frontiere con Madrid, motivato dalla situazione di «totale assenza di controllo» a Ceuta, non sarà rivisto prima del 15 agosto, e solo se saranno completamente esclusi rischi per la sicurezza nazionale. Proprio con la Spagna, l’Italia sta vivendo un braccio di ferro parallelo, in cui le accuse di speculazione politica si intrecciano con le esigenze di sicurezza interna, con Piantedosi che ha respinto le critiche definendo la contro-sospensione di Madrid come una «logica sostanzialmente ritorsiva».
In questo contesto, la decisione su tre migranti “dublinanti” assume il valore di un test per la tenuta del nuovo Patto europeo e per la credibilità delle politiche di riammissione, con la premier Meloni che, attraverso i social network, ha rilanciato l’impegno del governo sul fronte delle espulsioni, dichiarando: «Difesa dei confini, sicurezza, rispetto delle regole: proseguiremo dritti su questa strada».
Un precedente che pesa sulle relazioni bilaterali
Il rifiuto italiano, sebbene motivato da un accordo pregresso e da un contenzioso tecnico sulle compensazioni, rischia di minare la fiducia reciproca tra Roma e Berlino in un momento storico in cui la Germania, a meno di tre settimane da elezioni chiave in Sassonia, sta adottando una linea sempre più rigida in materia di immigrazione.
La decisione di non riaccogliere Abdirisaq Warsame e gli altri due migranti, formalizzata per iscritto, rende palese la volontà del governo Meloni di non farsi dettare le condizioni da Berlino, rivendicando il proprio ruolo di Paese di primo approdo e pretendendo che gli oneri dei movimenti secondari vengano equamente distribuiti. Ora la palla passa alla Germania, che dovrà decidere come rispondere a questo stop netto; se accettare le condizioni italiane o procedere ugualmente con le espulsioni, creando un precedente pericoloso per le future relazioni diplomatiche.
L’auspicio espresso dal Viminale è quello di una soluzione condivisa, ma i toni utilizzati e la natura formale della comunicazione lasciano intendere che, per Roma, la partita è appena cominciata e non sono previsti passi indietro.
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