Il capezzolo “intelligente”: Orsini in cattedra per le pazienti oncologiche
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Redazione Salute
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C’è un passaggio che Ennio Orsini racconta spesso e che sintetizza meglio di qualsiasi statistica cosa significhi entrare in sala operatoria per un nodulo e uscirne senza un seno. «Capita spesso che una donna entri in sala operatoria per rimuovere un nodulo ed esca senza un seno perché il chirurgo ha trovato cellule tumorali. È un’esperienza che ti cambia la vita per sempre».
A parlare non è una paziente, ma il dermopigmentista sulmonese che da anni affianca le donne nel percorso successivo alla mastectomia, e che proprio nei giorni della Giornata Internazionale contro il tumore al seno ha portato la sua esperienza in un workshop romano dedicato alla ricostruzione del complesso areola-capezzolo.
Una tecnica che unisce intelligenza artificiale e pigmenti
L’appuntamento, svoltosi il 4 e 5 ottobre, ha riunito operatori sanitari, medici e infermieri attorno a una tecnica che Orsini ha messo a punto partendo dalla sua lunga esperienza nel settore della dermopigmentazione paramedicale. Al centro del corso c’è la ricostruzione dell’areola e del capezzolo nelle donne sottoposte a mastectomia, un passaggio che spesso rappresenta l’ultimo tassello di un percorso di ricostruzione mammaria e che, se eseguito con precisione, restituisce al corpo un dettaglio visivo fondamentale.
La novità presentata a Roma consiste nell’uso dell’intelligenza artificiale per posizionare con esattezza i pigmenti sulla superficie cutanea, guidando l’operatore nella ricostruzione di un’area anatomicamente complessa.
Dalla bellezza fine a se stessa alla ricostruzione post oncologica
Orsini non arriva a questa specializzazione per caso. Per anni è stato tatuatore e dermopigmentista al servizio dell’estetica, poi la scelta di dedicarsi alle tecniche ricostruttive post oncologiche. «Per anni sono stato tatuatore al servizio della bellezza, poi a un certo punto ho detto basta all’estetica fine a se stessa e ho scelto di dedicarmi alle tecniche ricostruttive post oncologiche», racconta. A spingerlo in questa direzione sono state le storie ascoltate: donne che dopo l’asportazione di uno o entrambi i seni continuavano a sentirsi in un corpo mutilato, anche con una protesi.
«Non tutte le donne sono pronte a indossare protesi al silicone e vorrebbero qualcosa di diverso», aggiunge, spiegando che la dermopigmentazione paramedicale offre una risposta a chi cerca un equilibrio diverso tra corpo e immagine.
Il quadro italiano della ricostruzione mammaria
Il tema si inserisce in un contesto numericamente rilevante. In Italia il tumore della mammella è la neoplasia più frequente nelle donne, con oltre 53.000 nuovi casi diagnosticati ogni anno e una sopravvivenza a cinque anni che supera l’88%, secondo i dati riportati nel rapporto “I numeri del cancro in Italia 2025”. La ricostruzione mammaria immediata, eseguita contestualmente all’intervento oncologico quando le condizioni cliniche lo consentono, è una possibilità sempre più diffusa e consente di ripristinare volume e forma del seno senza un secondo intervento separato.
Accanto alla chirurgia, la dermopigmentazione del complesso areola-capezzolo interviene in una fase successiva e riguarda quelle donne che scelgono di completare il percorso ricostruttivo con un dettaglio che restituisce realismo al seno ricostruito.
Una piattaforma per guidare gli operatori
Durante il workshop romano Orsini ha presentato anche una piattaforma chiamata ANC, pensata per guidare qualsiasi operatore nel processo di ricostruzione del complesso areola-capezzolo. L’idea nasce dalla constatazione che, dopo l’inserimento di una protesi o di un espansore, un intervento di dermopigmentazione eseguito senza criteri precisi rischia di compromettere il lavoro del chirurgo.
La piattaforma punta a mettere in comunicazione dermopigmentisti specializzati e mondo della chirurgia, creando un linguaggio condiviso tra figure professionali che fino a oggi hanno lavorato spesso su binari separati. All’incontro hanno partecipato anche Marica Mascio dell’ospedale San Salvatore dell’Aquila e il chirurgo senologo Dimitrios Varvaras, nomi legati alla chirurgia onco-ricostruttiva del seno.
Il Bra Day e la consapevolezza delle pazienti
La ricostruzione mammaria ha una giornata dedicata, il Breast Reconstruction Awareness Day, giunto quest’anno alla sesta edizione nazionale. L’appuntamento è fissato per il 21 ottobre, con un evento promosso dalla Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva-Rigenerativa ed Estetica in collaborazione con l’Istituto Europeo di Oncologia, dal titolo “Ritornare prima come prima”. L’iniziativa milanese, a partecipazione gratuita previa registrazione, punta a fare chiarezza sui percorsi disponibili e a mettere al centro le scelte di ogni donna.
Anche in questa occasione il messaggio che arriva dagli specialisti è che la ricostruzione non è un dettaglio accessorio, ma una parte integrante del percorso di cura, e che la dermopigmentazione del capezzolo rappresenta uno degli strumenti con cui completare quel percorso.
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