L’avvertimento di Rusedski per Alcaraz: «Recupera con calma, guarda al caso Del Potro»
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Redazione Sport
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Il mondo del tennis, pur abituato alla precocità straripante di Carlos Alcaraz, trattiene il respo. Il campione spagnolo, costretto al forfait per il secondo anno consecutivo a Madrid e apparso di recente ai Laureus Sports con un tutore che imobilizzava il polso destro -3-9, non è solo vittima della sfortuna. Almeno, questa è la tesi sostenuta senza mezzi termini dall’ex numero 4 del mondo Greg Rusedski, il quale, analizzando l’ennesimo stop muscolare dell’iberico, ha voluto lanciare un avvertimento preciso sulla necessità di una rigenerazione totale, citando un precedente storico che nessun appassionato vorrebbe rivedere. Per Rusedski, che ha espresso queste considerazioni nel suo podcast “Off the court with Greg”, il pericolo maggiore non risiede tanto nella lesione attuale – per la quale non sono stati ancora diffusi tempi di recupero ufficiali – quanto nella gestione della riabilitazione.
Il fantasma di Del Potro e la gestione del calendario
La tesi dell’analista britannico si fa tagliente laddove mette in relazione l’incidente di Barcellona, dove Alcaraz si è ritirato dopo pochi game, con una programmazione definita troppo densa. «Una cattiva programmazione aiuta – per così dire – l’imprevisto», ha osservato Rusedski, sottolineando che il numero due del mondo, pur essendo giovanissimo, deve già iniziare a fare delle scelte drastiche per tutelare la sua longevità. La memoria corre immediatamente a Juan Martin Del Potro, la cui carriera fu letteralmente divorata dai ricorrenti problemi al polso: «Non ha mai risolto il suo problema e non è mai più tornato il giocatore che era», ha ricordato Rusedski. Da qui l’invito, quasi un ordine morale, a non forzare i tempi.
La questione sollevata dall’ex finalista degli US Open tocca anche un tasto dolente riguardante le entrate economiche. Senza girarci troppo intorno, Rusedski ha suggerito che Alcaraz – forte di un contratto milionario con uno dei principali sponsor dell’abbigliamento sportivo – dovrebbe ridurre drasticamente le esibizioni e i tornei minori per concentrarsi esclusivamente sugli appuntamenti chiave. «Non si tratta di incassare quei compensi di presenza – ha spiegato – ma di pianificare nel modo giusto». Un consiglio che suona come una critica implicita alla gestione dell’anno agonistico, dove il ritmo incessante rischia di logorare un fisico ancora in fase di sviluppo.
L’incognita Roland Garros e le parole chiare di Mouratoglou
L’analisi del momento di crisi non arriva soltanto dalle colonne dei commentatori anglosassoni. Anche Patrick Mouratoglou, noto coach francese che ha seguito a lungo Serena Williams, ha voluto offrire il suo punto di vista, ancorato più alla logica clinica che alla statistica. In un video pubblicato recentemente, Mouratoglou ha sbarrato la strada a facili ottimismi: «È difficile immaginare che Carlos Alcaraz possa giocare il Roland Garros». Il tecnico ha basato la sua impressione sul semplice dato di fatto dell’immobilizzazione: vedere il braccio di Alcaraz bloccato da un gesso o da un tutore rigido non è un buon segnale. «Il polso deve restare completamente immobile – ha dettagliato – e durante quel periodo i muscoli cominciano ad atrofizzarsi. Ci vorrà tempo per rimetterli in forma». A un mese esatto dall’inizio dello slam parigino, la tabella di marcia appare quindi impraticabile.
Lo stesso giocatore, nel corso della cerimonia di premiazione tenutasi nella capitale spagnola, non ha fornito rassicurazioni. Anzi, le sue parole hanno confermato la prudenza massima: «Forzarmi per questo Roland Garros potrebbe danneggiarmi seriamente per il futuro», ha dichiarato Alcaraz, lasciando intendere che il titolo conquistato lo scorso anno potrebbe rimanere orfano del suo padrone.
La responsabilità della pianificazione e il rischio di un declino precoce
Tornando al discorso di Rusedski, la critica si fa più strutturata quando l’ex tennista analizza le abitudini di gioco dello spagnolo. Secondo la sua visione, Alcaraz sbaglia a voler partecipare a tutte le manifestazioni “di casa” – come Barcellona e Madrid – forse per un eccesso di senso di appartenenza o di pressione commerciale, sacrificando magari tornei come Montecarlo per guadagnare respiro. «Alcaraz ha giocato un po’ troppo tennis – aveva anticipato già in un precedente episodio – e quando giochi troppo, a lungo andare, diventi stantio, ti annoi». Questa stanchezza mentale, sommatasi al piccolo infortunio di Barcellona, potrebbe avere delle conseguenze a catena se non gestita con la massima serietà. L’invito, in sostanza, è a fare pulizia nel calendario: eliminare le esibizioni invernali e dare priorità assoluta ai grandi slam, sull’esempio di Roger Federer, capace di prolungare la sua leggenda anche grazie a una selezione chirurgica dei tornei. Se Alcaraz non ascolterà questi consigli, il rischio concreto – avverte Rusedski – è quello di rimanere intrappolato in un circolo vizioso di ricadute, proprio come accadde al gigante tandilense.
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