Rusedski: “Dubito che Alcaraz sia in campo agli US Open”
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Redazione Sport
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L’attenzione dell’universo tennistico è certamente concentrata sulla sfida odierna tra Jannik Sinner, detentore del titolo, e il tedesco Alexander Zverev, vincitore del Roland Garros, nella finale del torneo di Wimbledon. Non bisogna però mai dimenticare il grande assente degli ultimi mesi, quel Carlos Alcaraz che, ai box per un problema al polso, ha pubblicato nei giorni scorsi alcuni contenuti sui propri canali social per testimoniare la ripresa dell’allenamento e l’inizio del percorso che lo porterà al ritorno in campo.
E proprio quei filmati, come spesso accade in questi casi, hanno scatenato un acceso dibattito tra gli addetti ai lavori, alimentando più dubbi che certezze sul reale stato di salute del campione spagnolo.
Il parere dell’ex finalista
A gettare ulteriore benzina sul fuoco è stata l’analisi dell’ex tennista britannico Greg Rusedski, finalista agli US Open nel lontano 1997, che ha analizzato con lo sguardo esperto di chi conosce le dinamiche del circuito le immagini diffuse da Alcaraz. Nel suo podcast 'Off Court', Rusedski ha espresso un netto scetticismo riguardo alla possibilità di rivedere il murciano in campo a Flushing Meadows, dove è chiamato a difendere il titolo conquistato lo scorso anno.
"Rimarrei molto sorpreso se giocasse gli US Open – ha dichiarato –, perché quello che ho notato guardando i video è che colpisce la palla con poca forza, quasi la sfiora, e nei movimenti c’è ancora molta cautela. E quando provava il servizio, avete notato che non ha completato un solo movimento? Faceva il gesto tecnico, atterrava, lasciava cadere la palla e ricominciava da capo".
Secondo Rusedski, pubblicare un video del genere può avere un intento pubblicitario o rassicurante, ma per un tecnico solleva più interrogativi di quanti non ne risolva, lasciando intendere che la situazione possa essere più seria di quanto si voglia far credere.
L’allarme di Becker e la delicatezza dell’infortunio
Sulla stessa lunghezza d’onda si è posto anche Boris Becker, icona del tennis tedesco e sei volte vincitore di uno Slam, che ha commentato i filmati con parole che lasciano poco spazio all’ottimismo. "Bello vederlo colpire qualche palla – ha scritto Becker sui social –, ma temo che sia ancora molto lontano dal rientro". Il tedesco, che in passato ha subito un intervento chirurgico al tendine del polso, ha usato la sua esperienza diretta per lanciare un monito allo spagnolo, invitandolo a non forzare i tempi.
Nel corso del 'Sky Tennis Show', Becker ha spiegato che "il polso è un’articolazione delicatissima e la regola d’oro è prendersi tutto il tempo che si è stati fermi, quindi almeno tre mesi e mezzo". La preoccupazione di Becker, in particolare, è che Alcaraz possa seguire il tragico epilogo che ha segnato la carriera di Dominic Thiem, il cui declino è stato causato proprio da un infortunio al polso da cui l’austriaco non si è mai ripreso del tutto.
Il sorpasso in classifica e il futuro
L’assenza prolungata di Alcaraz, fermo ormai da tre mesi dopo l’infortunio patito al Barcelona Open dello scorso aprile, sta avendo conseguenze pesanti anche sul piano statistico, oltre che agonistico. Lo spagnolo, che non gioca un match ufficiale dal ritiro al primo turno del torneo catalano, ha già saltato appuntamenti cruciali come il Roland Garros e Wimbledon, ma la doccia fredda è arrivata con la pubblicazione delle classifiche ATP successive alla finale londinese.
La cavalcata di Alexander Zverev sull’erba di Wimbledon, culminata con l’accesso alla finale, ha permesso al tedesco di scavalcare ufficialmente Alcaraz, che ora scivola al terzo posto del ranking mondiale, perdendo la seconda piazza che deteneva nonostante i mesi di inattività.
A pesare sul futuro immediato del giocatore di Murcia non è solo il sorpasso subito, ma l’enorme quantità di punti che dovrà difendere nella tournée americana sul cemento: ben tremila punti, frutto dei titoli vinti lo scorso anno a Cincinnati e agli US Open, un fardello che rischia di farlo precipitare ulteriormente in classifica se non dovesse rientrare in tempo.
Il metodo di recupero e la cautela
Intanto, i video condivisi da Alcaraz mostrano un metodo di lavoro che privilegia la prudenza, con il giocatore che si allena impugnando una racchetta priva di corde, un espediente tecnico utilizzato per mantenere il gesto atletico senza sollecitare il polso nell’impatto con la palla. Il piano, al momento, sembra essere quello di puntare a un rientro in occasione del Masters 1000 di Cincinnati, che prenderà il via il 13 agosto, come ultimo banco di prova prima dello Slam newyorkese.
Tutto dipenderà dagli esiti della visita medica decisiva che lo spagnolo sosterrà nei prossimi giorni, e che potrebbe dare il via libera a un incremento graduale dell’intensità degli allenamenti o, al contrario, consigliare un riposo più lungo. Come ha giustamente osservato Rusedski, Alcaraz è una superstar indispensabile per il circuito maschile, e la sua rivalità con Sinner, che ha regalato partite memorabili, è una delle narrazioni più affascinanti degli ultimi anni.
Ma in questi casi, la fretta è la peggiore delle consigliere: prendersi il tempo necessario, anche a costo di sacrificare l’intera stagione, è l’unico modo per evitare che un talento così cristallino venga offuscato da una carriera segnata da guai fisici.
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