Il petrolio torna a correre sopra i 117 dollari, l’Europa chiude in rosso in attesa della Fed

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La seduta del 29 aprile si è chiusa all’insegna della prudenza per le principali piazze finanziarie del Vecchio Continente, con gli investitori che hanno scelto di mantenere una posizione attendista in vista delle prossime mosse della Federal Reserve. L’istituto centrale americano, come ampiamente preventivato dagli analisti, dovrebbe lasciare invariati i tassi d’interesse nell’ultima riunione presieduta da Jerome Powell prima del passaggio di consegne. A pesare sugli umori dei mercati, tuttavia, non è solo l’attesa per la decisione di politica monetaria ma anche la nuova fiammata del greggio, dopo che i colloqui per una tregua in Iran sono nuovamente arenati. Senza un accordo sul futuro nucleare, lo Stretto di Hormuz resta di fatto off limits, mettendo sotto pressione le forniture globali di carburanti e riaccendendo i timori inflazionistici. Il Brent è così risalito oltre la soglia dei 117 dollari al barile, un livello che non si toccava da diverse settimane e che ripropone lo spettro di una stagflazione per le economie europee, già alle prese con una crescita anemica.

Milano cede lo 0,5%, ma Stmicroelectronics torna a correre

Piazza Affari ha archiviato la giornata in territorio negativo, con il FTSEMib che ha ceduto mezzo punto percentuale attestandosi a 47.795 punti. Un ribasso, questo, in linea con quello registrato da Parigi e Francoforte (entrambe -0,4%) e leggermente più contenuto rispetto al crollo di Londra, affondata dell’1,2%. A mitigare le perdite del listino milanese, contrariamente a quanto accaduto per gran parte dei big europei, ci ha pensato il comparto tecnologico. Stmicroelectronics ha letteralmente volato, mettendo a segno un rialzo del 6% che l’ha proiettata in vetta alle classifiche degli acquisti. Il colosso italiano dei semiconduttori ha beneficiato delle ottime indicazioni provenienti dalla trimestrale dell’olandese Nxp, i cui conti hanno confermato una solida ripresa della domanda nel comparto dell’elettronica e dell’automotive. Una boccata d’ossigeno, quella per il gruppo guidato da Jean-Marc Chéry, che arriva dopo settimane di vendite causate dalle tensioni geopolitiche.

Nexi sotto i riflettori per un’offerta da 9 miliardi, Eni cerca un partner per Brindisi

Occhi puntati anche su Nexi, finita al centro di indiscrezioni di mercato di forte impatto. Secondo quanto riportato dal Financial Times, il fondo di private equity Cvc Capital Partners starebbe seriamente valutando la possibilità di lanciare un’offerta da circa 9 miliardi di euro per rilevare il gruppo italiano dei pagamenti digitali. Nonostante i dettagli dell’operazione siano ancora al vaglio, e non manchino gli aspetti legati alla golden power vista la natura strategica dell’infrastruttura, la notizia ha scatenato gli acquisti sul Titolo, che ha messo a referto un deciso rally in controtendenza rispetto all’andamento piatto del resto del paniere. Sul fronte delle operazioni straordinarie, Eni ha ufficialmente avviato il processo per la cessione dell’impianto di cracking di Brindisi. Il gruppo guidato da Claudio Descalzi ha comunicato al ministro delle Imprese, Adolfo Urso, di aver conferito un mandato a un advisor finanziario – secondo fonti vicine al dossier si tratterebbe di JP Morgan – per individuare un partner industriale interessato a rilevare la struttura produttiva pugliese.

Listini asiatici cauti, l’inflazione tedesca e spagnola sotto la lente

Attraverso lo sguardo al Pacifico, la sessione asiatica non ha offerto particolari spunti di svolta. La Borsa di Tokyo è rimasta chiusa per una festività nazionale, lasciando il campo libero agli altri listini regionali. Piazze come Seul e Shanghai sono sì avanzate, ma mostrando una cautela diffusa che riflette le incertezze provenienti dall’Occidente. Nel frattempo, in Europa, l’agenda macroeconomica ha offerto i primi spunti di riflessione con la pubblicazione dei dati preliminari sull’inflazione di Germania e Spagna. Gli indici, seppur in lieve rallentamento rispetto ai picchi precedenti, restano ancora lontani dagli obiettivi del 2% fissati dalla Bce, un fattore che complica ulteriormente il quadro di una banca centrale che dovrebbe decidere i prossimi tagli dei tassi. Accanto ai macro-dati, il mercato ha iniziato a digerire le prime trimestrali aziendali: nel parterre ricco di appuntamenti spiccavano i conti di colossi come Deutsche Bank, Amundi, Mercedes-Benz, TotalEnergies e il colosso farmaceutico anglo-svedese AstraZeneca.

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