La manovra fiscale 2026: un alleggerimento per molti, un maggiore prelievo per i redditi più alti

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Mentre il Parlamento è impegnato nella discussione del Ddl Bilancio, che dovrà essere approvato entro la fine dell’anno, i tecnici del Consiglio per la Responsabilità di Bilancio forniscono una prima, asettica, analisi dell’impatto delle modifiche all’imposta sul reddito. Secondo il loro studio, quelle che a una lettura superficiale potrebbero apparire come misure vantaggiose per tutti, in realtà produrranno effetti differenziati lungo la scala dei redditi: nei primi nove decili della distribuzione, soltanto il 4% delle famiglie registrerà una diminuzione del proprio reddito disponibile. Un dato che, se da un lato conferma l’obiettivo dichiarato di alleggerire il carico per le fasce medio-basse, dall’altro non può essere letto in modo isolato, poiché rappresenta solo una parte di un percorso di interventi più articolato varato nel corso della legislatura.

Il pilastro del taglio Irpef e le nuove flat tax

Il cuore della Manovra, come noto, è la riduzione della seconda aliquota Irpef, un intervento che da solo garantirà piccoli aumenti in busta paga per una platea ampia di lavoratori dipendenti. A questo si affiancano, però, diverse misure di flat tax potenziate o di nuova introduzione, che riguardano voci specifiche di reddito e che contribuiscono a modificare in modo significativo i calcoli retributivi a partire dal prossimo anno. Per i pensionati, del resto, il percorso di semplificazione e alleggerimento è già partito con le aliquote 2025, che hanno ridotto a tre le fasce imponibili con percentuali del 23% fino a 28.000 euro, del 35% fino a 50.000 e del 43% oltre tale soglia.

La redistribuzione del carico fiscale

La fotografia scattata dall’RRZ, però, rivela un contraltare inevitabile in un’operazione che mira a non aumentare il debito. Laddove la grande maggioranza delle famiglie a reddito medio-basso vedrà un impatto nullo o positivo, il panorama cambia drasticamente quando si osserva il decile più ricco della popolazione: in quella fascia, ben il 76% delle famiglie subirà una riduzione del proprio reddito disponibile a causa delle nuove norme. Si tratta, in altre parole, di una redistribuzione del carico fiscale che, pur mantenendo invariato il gettito complessivo, sposta parte del peso verso coloro che dispongono delle entrate più elevate.

Un quadro in divenire tra norme e loro applicazione

La legge di Bilancio, con il suo intreccio di tagli alle aliquote e estensioni di regimi forfettari, delinea dunque un panorama complesso i cui effetti finali dipenderanno dalla precisa composizione del reddito dei contribuenti. L’attenzione posta sui lavoratori dipendenti, cui sono dedicate molte delle agevolazioni, non esclude infatti che alcune di queste possano beneficiare, in misura diversa, anche percettori di redditi da lavoro autonomo o da impresa. La discussione al Senato, d’altronde, potrebbe ancora apportare modifiche al testo, rendendo quello attuale uno studio preliminare su una bozza in evoluzione, sebbene i suoi principi ispiratori appaiano ormai delineati con chiarezza.

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