Manovra, il governo cerca coperture con un nuovo prelievo sulle banche

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Meno di un giorno dopo il vertice di maggioranza, il governo si appresta a un nuovo confronto con le banche, un passaggio cruciale per definire gli assetti della manovra. L’esecutivo, che ieri a Palazzo Chigi ha già esaminato l’ipotesi di un inasprimento della tassazione per gli istituti di credito e per le compagnie assicurative, punta a reperire risorse aggiuntive per coprire una serie di modifiche al disegno di legge. L’attenzione, come emerso nel corso dell’incontro presieduto dalla premier Giorgia Meloni, si è concentrata sulla possibilità di intervenire sull’Imposta regionale sulle attività produttive, un tributo che per il settore finanziario potrebbe subire una significativa variazione. Si tratta di una mossa che, sebbene discussa in sede politica, necessita di un approfondito riscontro tecnico e di una valutazione circa le sue ripercussioni sul sistema.

La ricerca di risorse per la manovra

La maggioranza, dopo aver trovato un’intesa su materie controverse come la regolamentazione degli affitti brevi e l’esclusione della prima casa dal calcolo dell’indicatore della situazione economica equivalente, deve infatti far fronte all’esigenza di garantire circa un miliardo di euro di coperture. È in questo contesto che l’ipotesi di un prelievo straordinario sul mondo bancario e assicurativo ha preso Corpo, configurandosi come uno degli strumenti più concreti per colmare il fabbisogno. L’idea, nello specifico, consisterebbe nell’innalzare di mezzo punto percentuale il contributo che questi soggetti versano per l’Irap, portandolo così dal 2% attuale al 2,5%. Una misura che, seppur di entità apparentemente contenuta, genererebbe un gettito non trascurabile, quantificabile in poco meno di duecento milioni di euro secondo le prime stime circolate in ambienti ministeriali.

I dettagli tecnici della proposta

La proposta, che rientra nel più ampio pacchetto di interventi della legge di Bilancio per il 2026, prevede un incremento dell’aliquota Irap di due punti percentuali, un aggiustamento che andrebbe ad interessare il triennio 2026-2028. L’attuale aliquota, fissata al 4,65%, salirebbe dunque al 6,65%, una modifica significativa il cui gettito complessivo è stimato nell’ordine di diversi miliardi di euro. Questo provvedimento, che si inserisce in un quadro di manovre volte a finanziare priorità delineate dall’esecutivo, rappresenta un elemento di novità di rilievo all’interno del dibattito sulla sostenibilità fiscale. Il ministero dell’Economia è chiamato a vagliarne la fattibilità e gli effetti, un compito che richiede un’attenta analisi prima di qualsiasi decisione definitiva.

Il prossimo passo: il confronto con gli istituti

L’incontro imminente tra il governo e le banche assumerà perciò i connotati di una trattativa delicata, nella quale le parti valuteranno le implicazioni di un simile intervento. Se da un lato l’esecutivo deve far fronte a esigenze di cassa inderogabili, dall’altro il settore creditizio potrebbe sollevare perplessità circa l’impatto di un carico fiscale aggiuntivo sulla propria operatività. Il vertice di maggioranza, pur avendo consentito di compiere quelli che sono stati definiti "passi avanti" nella definizione della manovra, ha dunque lasciato aperta la questione cruciale delle coperture, la cui soluzione passa inevitabilmente da questo nuovo tavolo di confronto. I calcoli sulle entrate sono ancora in fase di elaborazione, ma la direzione intrapresa sembra ormai tracciata.

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