La manovra e il prelievo sulle banche, un contributo volontario per gli utili distribuiti

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La volontà di attingere risorse dal settore finanziario, un leitmotiv che periodicamente torna ad animare il dibattito pubblico, si è concretizzata nei documenti ufficiali inviati a Bruxelles, dove il governo ha indicato nelle banche e nelle assicurazioni uno dei pilastri per il finanziamento della manovra. L’esecutivo, dopo aver superato una fase di tensione interna, ha trovato una composizione al delicato nodo del prelievo sugli utili degli istituti di credito, optando per una formula che evita l’imposizione diretta di una tassa sugli extraprofitti e che, invece, passa attraverso un meccanismo di adesione volontaria. La soluzione adottata, frutto di trattative serrate, ha permesso di presentare un fronte compatto in un passaggio cruciale per l’economia nazionale, disinnescando potenziali conflitti.

Il meccanismo del contributo e le richieste di chiarimenti

Il punto di caduta, illustrato dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, si basa su un “mix di misure” che coniuga aspetti strutturali e congiunturali, incentrandosi sulla possibilità per le banche di “liberare le riserve poste a capitale”, un'opzione già prevista dalla legge di bilancio dello scorso anno. In questo caso, coloro che decideranno di distribuire gli utili ai soci potranno farlo pagando un’imposta agevolata, fissata al 27,5%, una aliquota significativamente più bassa di quella ordinaria del 40% applicata per “affrancare” volontariamente gli utili precedentemente accantonati. La notizia dell’accordo, giunta in tarda serata, ha immediatamente generato una reazione da parte del settore, il quale, attraverso l’Associazione Bancaria Italiana, ha richiesto al governo puntuali delucidazioni per valutare compiutamente l’impatto che queste disposizioni avranno sui bilanci degli istituti.

Le fonti di copertura per gli interventi previsti

Oltre al contributo del mondo creditizio e assicurativo, che rappresenta una delle voci principali, il finanziamento degli oltre 18 miliardi di euro destinati a nuovi interventi – tra i quali si annoverano fondi aggiuntivi per la sanità e la riduzione del carico Irpef – poggerà su un articolato sistema di coperture. Il governo ha previsto, infatti, di recuperare risorse anche dai ministeri che non sono riusciti a spendere integralmente le somme a loro stanziate, dal rinvio di alcune spese attualmente inserite nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza – operazione che avrà un rilevante effetto di natura contabile – e dall’introduzione di un pacchetto di misure specificamente mirato a contrastare l’evasione fiscale.

Un percorso ancora da definire nei dettagli operativi

Sebbene il compromesso politico sia stato raggiunto e il via libera definitivo del Consiglio dei ministri sia stato formalizzato, l’effettiva applicazione della misura richiederà ancora un lavoro di definizione dei dettagli operativi, come dimostrano le richieste di chiarimenti pervenute dalle banche. L’architettura scelta, che privilegia un approccio volontario e fiscalmente agevolato, delinea un prelievo che si attiva in corrispondenza della distribuzione dei dividendi, lasciando agli istituti la scelta se e quando utilizzare questa facoltà, mentre le altre componenti del pacchetto di copertura – dal recupero dei fondi non spesi al ricalendarizzazione delle uscite del Pnrr – si configurano come interventi di razionalizzazione della spesa e di potenziamento dell’azione fiscale.

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