Intesa sulla manovra, per le banche un prelievo del 27% sugli utili accantonati

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Dopo un vertice di maggioranza che, protraendosi per oltre un'ora a Palazzo Chigi, ha messo a dura prova la compattezza della coalizione di governo, è stata finalmente raggiunta un'intesa sul delicato capitolo del contributo che il sistema creditizio e assicurativo dovrà versare per finanziare la prossima manovra. La formula che avrebbe permesso di comporre le divergenze, secondo quanto emerso dalle consultazioni serali, consiste in un'imposta del 27% applicata specificamente agli utili che le banche hanno accantonato a patrimonio, una soluzione che, sebbene di sostanza fiscale, viene presentata dalle fonti di maggioranza come un contributo una tantum e non come una tassa sugli extraprofitti, definizione che aveva generato aspre resistenze.

La mediazione e le cifre del prelievo

L'entità complessiva del prelievo, che rappresenta uno degli snodi finanziari più significativi della legge di bilancio, ammonterebbe a circa cinque miliardi di euro, una cifra considerevole che andrà a confluire nelle casse dello Stato per il 2026. Questo importo, del quale si è parlato molto nelle ultime ore, costituisce solo una parte di un disegno più ampio; stando a quanto ricostruito, infatti, i contributi richiesti al settore bancario e assicurativo sono previsti, in prospettiva, pari a 4,4 miliardi nel biennio successivo, per poi toccare un totale di undici miliardi se si considera un arco temporale di tre anni, un impegno economico non indifferente che ha reso necessarie trattative complesse.

Le tensioni politiche e la posizione di Forza Italia

Il percorso verso l'accordo non è stato privo di ostacoli, anzi, il tema dei contributi ha messo seriamente alla prova l'unità della maggioranza, evidenziando fratture e sensibilità diverse. La tensione più evidente è emersa dalle dichiarazioni del vicepremier e leader di Forza Italia, il quale si è opposto con fermezza all'idea di una tassa sugli extraprofitti, bollando il concetto stesso come "da Unione Sovietica", un'altissima espressione di dissenso che aveva gettato un'ombra di incertezza sull'esito del negoziato. La sua presa di posizione, che rifletteva le preoccupazioni di una parte del mondo finanziario, aveva di fatto bloccato la trattativa, rendendo indispensabile una mediazione che potesse superare l'impasse.

La fumata bianca e l'attesa per il Cdm

Nonostante le fibrillazioni, la trattativa si è conclusa con una fumata bianca in serata, sbloccando di fatto l'intero pacchetto della manovra. L'intesa, raggiunta dopo un confronto serrato, permette ora al governo di procedere verso la fase operativa, con il Consiglio dei ministri che, convocato per la mattina del 17 ottobre, è chiamato a dare il via libera definitivo alla legge di bilancio. La soluzione trovata sul contributo delle banche, che ha evitato la definizione più controversa di tassa sugli extraprofitti, appare dunque come il compromesso necessario per appianare le divergenze e portare a compimento un iter legislativo particolarmente delicato.

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