Il giorno di Plasma ad Amici: tra guanto di sfida rifiutato e un problema vocale che nessuno conosceva
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Redazione Cultura e Spettacolo
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L’eliminazione di Plasma, avvenuta al termine della terza puntata del Serale di «Amici 25», ha aperto una voragine narrativa che il daytime del programma, nelle sue consuete dinamiche da reality scuola, aveva solo accennato. Il cantante, capace di mostrare nei primi due atti della serata una scrittura personale tutt’altro che banale e un’immersione completa nel mondo pop-urban, si è trovato improvvisamente spogliato della possibilità di continuare il suo percorso. A tradirlo – e qui sta il nucleo della vicenda – non è stato tanto un avversario sul palco, quanto una fragilità fisiologica rimasta occultata fino all’ultimo: un problema alle corde vocali, la cui esistenza è emersa solo poco prima che il concorrente lasciasse la scuola. Maria De Filippi, nel rivelarlo, ha sottolineato come il ragazzo avrebbe dovuto abbandonare il programma per sottoporsi a un intervento chirurgico, un’evenienza che avrebbe reso vana qualsiasi prosecuzione della gara.
Il guanto di sfida che non è mai stato raccolto fino in fondo
Le polemiche, nelle ore successive alla messa in onda, si sono concentrate su un dettaglio apparentemente tecnico ma divenuto simbolico: il cosiddetto “guanto di sfida a tema intonazione”. A lanciarlo, nel corso della terza puntata (andata in onda sabato 4 aprile), è stato Rudy Zerbi nei confronti di Gard, allievo della scuola di Anna Pettinelli. Il meccanismo, già rodato nel talent, prevedeva una battaglia a eliminazione diretta incentrata sulla precisione vocale. Eppure, è stato Plasma a finire al centro del mirino, non per una sua esibizione negativa, bensì per aver rifiutato per quattro volte consecutive la stessa sfida. La prima canzone proposta era «Angelo» di Francesco Renga; la seconda, «Uomini soli» dei Pooh; la terza, «Se bastasse una canzone» di Eros Ramazzotti. Fino all’ultimo no, arrivato durante la diretta. Un dato, quest’ultimo, che ha alimentato le ricostruzioni più aspre: perché un cantante con un problema diagnosticato alle corde vocali continui a dire di no a una prova che metterebbe in luce proprio quella fragilità, anziché ritirarsi per tempo?
La discussione con Gard e l’accusa di plagio musicale
A complicare ulteriormente il quadro, un episodio accaduto nei giorni precedenti la puntata e trasmesso nel daytime di giovedì 2 aprile. Plasma ha accusato Gard di aver “copiato” una delle sue barre – un’accusa, quella del prelievo stilistico, che nel mondo del rap e dell’urban contemporaneo equivale a una dichiarazione di guerra simbolica. «Mi infastidisce molto», ha detto Plasma davanti alle telecamere, innescando una discussione che ha diviso la casetta in due fronti. Da un lato, chi ha visto nella sovrapposizione delle rime un normale effetto della condivisione di uno stesso genere musicale; dall’altro, chi ha letto nell’accusa un tentativo di spostare l’attenzione dalle proprie lacune vocali. Né l’una né l’altra versione, al momento, trovano conferme oggettive nei materiali diffusi dalla produzione. Quel che resta è la registrazione di un conflitto – aspro, personale – che ha preceduto di poche ore l’annuncio dell’abbandono.
I fan divisi tra produzione e protagonista
Sui social, il dibattito ha preso due strade divergenti. Una parte del pubblico ha puntato il dito contro la produzione del programma, accusata di aver saputo del problema alle corde vocali di Plasma senza intervenire prima, lasciandolo arrivare al Serale per poi smascherarlo in diretta. L’altra fetta di telespettatori – ugualmente indignata, ma per ragioni opposte – ha invece ritenuto che fosse lo stesso concorrente a dover dichiarare la propria impossibilità a gareggiare, senza nascondersi dietro rifiuti reiterati o polemiche parallele. Nessuna delle due posizioni, va detto, ha portato finora elementi nuovi: né verbali della produzione, né certificazioni mediche, né registrazioni inedite. Resta, semmai, un dato di cronaca televisiva: l’eliminazione di Plasma è stata accompagnata da una rivelazione (quella dell’intervento necessario) che molti hanno letto come un tentativo di giustificazione postuma, e altrettanti come un atto di trasparenza tardiva.
Il caos linguistico di Anna Pettinelli secondo Malgioglio
In mezzo a questo turbine, una nota di colore (ma non per questo meno significativa) arriva da Cristiano Malgioglio. Il giudice, con la sua consueta verve iperbolica, ha dichiarato che Anna Pettinelli «parla così tanto che sto diventando sordo da questo orecchio». Una battuta, la sua, che ha fatto il giro dei social e che racconta meglio di qualsiasi analisi lo stato di tensione all’interno del docente. Perché se da un lato Zerbi e Pettinelli hanno animato un dibattito acceso proprio sul “guanto intonazione”, dall’altro la gestione della vicenda Plasma ha messo in luce una difficoltà di fondo: come giudicare un allievo che, per ragioni fisiche, non può affrontare la prova per cui il programma lo ha selezionato? La risposta, per ora, è affidata ai soli fatti. E i fatti dicono che Plasma non ha mai superato quella prova, che Gard ne ha raccolto l’eredità – copiata o meno che fosse la sua barra – e che il pubblico è rimasto con una sola certezza: qualcuno, nella scuola, lo sapeva.




