La strana estate della Juventus tra i sogni di Spalletti e i conti con la realtà

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Neanche la più catastrofica delle campagne acquisti potrebbe dare a Luciano Spalletti una rosa come quella che aveva a disposizione ieri sera a Liegi per l'amichevole contro lo Standard. Quindi è lecito chiedersi se valga la pena ragionare sulla partita e sulla prestazione bianconera, soprattutto perché è stata una gara che, con un garbato eufemismo, si potrebbe definire noiosetta. Tuttavia, tra esattamente quattro settimane inizia il campionato e questo fa scattare un conto alla rovescia che qualche riflessione la impone.

Serve pragmatismo per tornare a sognare, ma oggi la Juventus affronterà la seconda amichevole della nuova stagione con una squadra molto più debole di quella che, due mesi fa, non è riuscita a conquistare il quarto posto, e le premesse per un incubo ci sono tutte, sebbene al 25 di luglio ci sia ancora margine per scongiurare il disastro e si percepiscano movimenti importanti per chiudere l'acquisto del centravanti e del portiere in tempi sufficientemente brevi.

Il progetto incompiuto e i segnali di una squadra ancora incompleta

Con Ekhator infortunato e l'ufficializzazione del prestito di Openda, l'unica vera novità della Juventus 2026/27 vista contro lo Standard Liegi è stato Celik, entrato nella ripresa. In attacco, la situazione appare critica e l'arrivo di Jonathan David non sembra sufficiente a rimpolpare il reparto in modo credibile, sebbene sia imminente l'arrivo di Kolo Muani, sul quale è fiducioso anche Spalletti che maschera il nervosismo per una situazione sempre più delicata.

Ma Kolo non risolve tutti i problemi di un reparto che, nella scorsa stagione, è stato il principale punto debole della squadra. Lo sforzo di Spalletti è quindi quello di progettare una squadra immaginando quello che non c'è, per non rendere completamente inutili queste settimane di ritiro, correndo però il rischio che nelle prime giornate di campionato si presenti una Juventus non ancora del tutto registrata nei meccanismi tattici.

A rendere tutto più complesso c'è il fardello di giocatori invendibili che zavorra il mercato, e il fatto che, a quattro settimane dall'inizio del campionato, la Juventus mandi in campo una versione irreale di se stessa nella quale si possono cogliere dei segnali interessanti, ma con il rischio che siano anche illusori.

La scossa societaria: l'addio di Comolli e l'ascesa di Carnevali

La tensione accumulata durante la scorsa stagione, culminata con il deludente sesto posto in campionato, ha avuto un epilogo clamoroso nella prima parte di questa estate. Mentre varcava i cancelli della Continassa, Damien Comolli era già consapevole del suo destino, e l'idea di un suo addio non si era mai smaterializzata dai ragionamenti di John Elkann.

L'amministratore delegato, arrivato con l'idea di applicare un approccio rivoluzionario basato su dati e statistiche che aveva fatto le sue fortune al Tolosa, ha visto disilluse tutte le aspettative. Al francese è stata imputata una gestione controversa del mercato, appaltato ai procuratori più vicini, oltre allo smantellamento dell'intera area scouting, e i ko tecnici nelle trattative per Bernardo Silva e Alisson, insieme alle difficoltà su Brahim Diaz e Sorloth, hanno fatto il resto.

A far precipitare le cose è stato anche un isolamento totale, con il dialogo interrotto persino con Giorgio Chiellini, portando Elkann a individuare in Giovanni Carnevali un rifugio sicuro, un uomo che conosce il calcio italiano e sa amministrare un club con diplomazia. Il Cda straordinario ha quindi sancito l'addio di Comolli, e da quel momento, come da investitura dall'alto, è iniziata davvero la stagione di Spalletti.

Le ambizioni di mercato e la povertà del calcio italiano

Il clima che si respira attorno alla Juventus è paradigmatico di un malessere più generale che affligge il calcio italiano, sempre più povero da qualsiasi parte lo si guardi. Più povero tecnicamente, come dimostrano i risultati delle nostre "big" nelle competizioni europee, e più povero di spettacolo, con partite che spesso finiscono con pochissime reti e ancora meno giocate di pregio che fanno emozionare il pubblico.

In questo contesto, Spalletti ha in testa una squadra ben diversa, attende risposte dal mercato e, seppur abbia pubblicamente confermato la fiducia in Carnevali e nella dirigenza, è chiaro che voglia rinforzi sia nell'undici titolare che nelle alternative. Nel mirino ci sono profili come Alisson Becker, pallino storico del tecnico dai tempi della Roma, e Bernardo Silva, profilo che garantirebbe qualità e leadership, ma la realtà dei conti e la mancata qualificazione alla Champions League rendono queste operazioni estremamente complicate.

La sensazione è che serva un vero e proprio miracolo per rigenerare il talento di giocatori come Douglas Luiz, che nella generale povertà tecnica della squadra ha dimostrato spunti godibili ma è stato spesso frenato da problemi fisici, o per completare il progetto incompiuto di Miretti, che con un tiro violento ha acceso una luce in questa strana estate.

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