Itamar Ben Gvir umilia attivisti della Flotilla ad Ashdod, scoppia la protesta internazionale
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Redazione Interno
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Le immagini di Itamar Ben Gvir che umilia gli attivisti della Flotilla ad Ashdod hanno provocato una reazione diplomatica senza precedenti. Il ministro della sicurezza nazionale israeliano è stato ripreso mentre deride i prigionieri, costretti a inginocchiarsi con le mani legate dietro la schiena, suscitando condanne formali da parte di Italia e altri sei paesi tra cui Francia, Canada, Belgio, Paesi Bassi, Regno Unito e Portogallo, che hanno convocato gli ambasciatori israeliani per chiedere spiegazioni ufficiali.
La visita di Ben Gvir e la diffusione del video
Il video, autenticato e pubblicato sul sito ufficiale di Otzmà Yehudit, mostra Ben Gvir al porto di Ashdod rivolgersi agli attivisti fermati dall’IDF in acque internazionali. I detenuti, molti dei quali membri della Flotilla, sono ritratti in una posizione umiliante, con il volto a terra e mani ammanettate. L’ostentazione mediatica del ministro non è un caso isolato: precedenti azioni simili avevano già mostrato la sua propensione a deridere i prigionieri, aumentando la tensione diplomatica e il sentimento di isolamento di Israele sulla scena internazionale.
Le reazioni degli attivisti e le testimonianze
Giulio Bonistalli, attivista romano della Global Sumud Flotilla, ha rivissuto attraverso le immagini diffuse il trattamento subito poco meno di un mese fa al largo della Grecia. Anche lui, come altri, era stato costretto a rimanere in posizioni estremamente umilianti per ore. Le testimonianze descrivono la sensazione di disumanizzazione e l’intento deliberato di mostrare potere e controllo sui detenuti, generando sdegno tra le organizzazioni internazionali e i governi stranieri.
Implicazioni diplomatiche e isolamento internazionale
Oltre alla condanna verbale, la vicenda evidenzia come l’azione di Ben Gvir abbia effetti concreti sulle relazioni internazionali di Israele. I paesi che hanno convocato gli ambasciatori sottolineano la gravità della condotta, richiedendo scuse e chiarimenti immediati. Le immagini hanno amplificato il dibattito sull’uso della forza e della spettacolarizzazione dei prigionieri, collocando Israele in una posizione di crescente isolamento diplomatico e creando nuove tensioni in un contesto già fragile.




