Itamar Ben-Gvir, il ministro israeliano tra provocazioni e estremismo

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Itamar Ben-Gvir è al centro delle polemiche per le sue provocazioni pubbliche e il sostegno a figure estremiste. Alle pareti della sua abitazione nell’insediamento di Kiryat Arba, dove risiede come ministro della Sicurezza nazionale, spiccava il ritratto di Baruch Goldstein, autore del massacro del 25 febbraio 1994 a Hebron. Ben-Gvir, seguace del rabbino estremista Meir Kahane, ha accumulato negli anni una lunga serie di illeciti e provocazioni politiche che ne hanno segnato l’ascesa nell’estrema destra israeliana, portandolo oggi a occupare una posizione istituzionale di rilievo ma controversa.

Il percorso politico e le origini radicali

Negli anni ’90 Ben-Gvir emergeva tra i giovani della Marcia delle Bandiere a Gerusalemme, provocando i palestinesi e affermando simboli e messaggi di sfida. La sua formazione come avvocato vicino agli ambienti dell’estrema destra religiosa ha consolidato un’identità politica basata su provocazioni e visibilità mediatica. La celebrazione dei 50 anni con una torta decorata da un cappio, così come le minacce rivolte al primo ministro Yitzhak Rabin prima del suo assassinio nel 1995, dimostrano l’uso strategico dei simboli e dell’atto provocatorio come strumento politico, un tratto costante del suo percorso fino ai giorni odierni.

Le provocazioni in chiave istituzionale

Come ministro della Sicurezza nazionale nel governo di Benjamin Netanyahu, Ben-Gvir continua a esibire gesti controversi: dalle campagne pubbliche per la pena di morte ai terroristi palestinesi, alle spille con forca alla Knesset, fino alle visite simboliche ad al-Aqsa/Monte del Tempio. Queste azioni, spesso considerate inaccettabili dalla comunità internazionale, rientrano in una strategia politica più ampia: consolidare la propria immagine come leader irriducibile dell’ultranazionalismo, rafforzando il consenso all’interno del suo elettorato e mantenendo alta la visibilità mediatica.

La destra radicale e la visione di sicurezza

Leader del partito Otzma Yehudit, Ben-Gvir sostiene l’espansione delle colonie in Cisgiordania e politiche dure contro i palestinesi, puntando su un rafforzamento dei poteri di polizia e sicurezza interna. La sua carriera mostra una coerenza nell’adozione di posizioni estreme, da giovane provocatore a figura istituzionale: il suo ruolo attuale rappresenta la svolta ultranazionalista di una parte della destra israeliana, che privilegia visibilità, simboli e misure di sicurezza rigide per consolidare potere e consenso.

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