Stellantis ferma Mirafiori per altri due giorni, la Fiom: "I campanelli d'allarme sono diventati sirene"
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Redazione Economia
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La Carrozzeria dello stabilimento Stellantis di Mirafiori, a Torino, osserverà un'ulteriore fermata produttiva di due giorni, lunedì 7 e martedì 8 settembre. La comunicazione è stata inoltrata dall'azienda alle rappresentanze sindacali nella mattinata di oggi, 4 settembre, e arriva a poca distanza dallo stop già in atto dal 2 al 4 settembre, che aveva portato le linee a rimanere inattive per tre giorni consecutivi.
Le interruzioni si inseriscono in un contesto di difficoltà per il polo automobilistico torinese, dove la produzione è tornata a pieno regime solo per una settimana dopo un periodo di quattro settimane di ferie forzate.
La versione dell'azienda e il nodo dei componenti
Secondo quanto reso noto da Stellantis, la decisione di prolungare lo stop sarebbe determinata dalla carenza di componenti destinati ai motori, un problema che si protrae ormai da mesi e che risiede a monte della catena di fornitura.
Il collo di bottiglia sarebbe localizzato nello stabilimento Teksid di Carmagnola, controllato dal gruppo, dove viene prodotto il basamento di un cilindro utilizzato per fabbricare i propulsori ibridi destinati a Mirafiori; l'impianto piemontese sarebbe attualmente tarato su livelli produttivi insufficienti a soddisfare la domanda e, secondo alcune indiscrezioni, avrebbe evidenziato anche criticità qualitative, con una significativa percentuale di componenti scartati nelle lavorazioni.
L'azienda avrebbe fatto sapere di essere al lavoro per incrementare la capacità dei macchinari, auspicando di completare l'aggiornamento entro la fine del mese di settembre. Tuttavia, la difficoltà di approvvigionamento si ripercuote non solo sul sito torinese, ma anche su altri impianti nazionali ed europei, che però, al contrario, disporrebbero di scorte più ampie.
La replica del sindacato e lo spettro della cassa integrazione
La posizione della Fiom Cgil di Torino è di aperto scetticismo rispetto alla motivazione addotta dall'azienda. Il segretario generale Edi Lazzi ha dichiarato che "i campanelli di allarme che ormai denunciamo da mesi sono diventati sirene", sottolineando come la vera causa dei fermi produttivi non sia da ricercare nell'approvvigionamento dei motori, quanto piuttosto nelle basse vendite della Fiat 500, il cui modello ibrido sarebbe poco appetibile per il mercato e avrebbe registrato un volume di immatricolazioni ben al di sotto delle aspettative.
Secondo il sindacato, le scarse vendite sarebbero state sovrastimate fin dall'inizio, configurando una situazione di stallo che rischia di aggravarsi ulteriormente. In questo quadro, la preoccupazione principale è che si possa tornare a fare ricorso alla cassa integrazione, uno scenario che si ripeterebbe per il diciannovesimo anno consecutivo, con tutte le conseguenze del caso sulla continuità occupazionale e sul reddito dei lavoratori.
L'impatto sull'indotto e il futuro dei lavoratori interinali
La crisi di Mirafiori non si esaurisce all'interno dei cancelli dello stabilimento, ma si riverbera con forza sull'intero indotto, costituito da quelle aziende fornitrici di componenti che vivono in simbiosi con i ritmi produttivi del polo torinese. Le continue fermate stanno mettendo in difficoltà queste realtà, che già si trovano a fronteggiare la situazione con il ricorso alla cassa integrazione e con la mancata conferma dei contratti ai lavoratori interinali.
A rischio, secondo la Fiom, è anche il futuro dei circa 400 interinali entrati in fabbrica solo a gennaio, la cui conferma è appesa all'andamento della produzione e che potrebbero non vedere rinnovato il proprio contratto se lo stallo dovesse perdurare. L'allarme lanciato dal sindacato evidenzia come le difficoltà si stiano propagando a macchia d'olio, coinvolgendo sempre più lavoratori e aziende dell'area metropolitana e mettendo a rischio un intero comparto industriale.
La richiesta di un nuovo modello e le responsabilità dei vertici
Di fronte a uno scenario che il sindacato definisce "baratro industriale", la Fiom Cgil di Torino ha rinnovato il proprio appello alle istituzioni, chiedendo la convocazione immediata dei vertici aziendali per affrontare la questione in modo strutturale. La richiesta è quella di individuare nel breve periodo almeno un nuovo modello da produrre a Mirafiori, unico modo per superare lo stallo produttivo e garantire un futuro allo stabilimento, che oggi basa la sua intera esistenza sulla Fiat 500.
Il segretario Lazzi ha inoltre criticato duramente il comportamento di John Elkann e dell'amministratore delegato Antonio Filosa, accusandoli di irresponsabilità per non aver saputo garantire scelte industriali adeguate, mentre il segretario della Fiom Rocco Cutrì ha sottolineato come per garantire la sopravvivenza di Mirafiori e dei suoi lavoratori sia indispensabile diversificare la produzione, come avveniva in passato.
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