Meta a processo negli Usa per i danni ai minori: la stangata da 1.400 miliardi

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Si apre in California un processo destinato a segnare un punto di svolta nella regolamentazione del mondo digitale, con Meta Platforms che si trova a dover rispondere di accuse pesantissime: avere deliberatamente progettato Facebook e Instagram per creare dipendenza tra i minori, ben consapevole delle ripercussioni sulla loro salute mentale.

La causa, intentata da una coalizione bipartisan di 29 Stati americani, si configura come una sfida epocale per l'azienda guidata da Mark Zuckerberg, richiamando alla mente gli storici maxi-risarcimenti che hanno segnato la battaglia legale contro l'industria del tabacco negli anni Novanta.

L'udienza si sta svolgendo in un tribunale federale di Oakland, nella baia di San Francisco, e l'esposizione finanziaria per il colosso di Menlo Park è stata immediatamente certificata dal crollo del titolo a Wall Street, che ha perso il 4,4% portandosi sotto la soglia dei 550 dollari, un segnale inequivocabile del rischio concreto che l'azienda si appresta a fronteggiare.

L'accusa: dipendenza programmata e sfruttamento dei minori

La vice procuratrice generale della California, Megan O'Neil, ha aperto le arringhe iniziali con un attacco frontale alla strategia di Meta, sostenendo che la società non solo abbia reso i minori "dipendenti" dalle proprie piattaforme, ma li abbia anche "sfruttati" e abbia "ingannato" il pubblico sulla reale sicurezza dei suoi prodotti.

Le dichiarazioni del procuratore generale della California Rob Bonta, rese al termine delle prime interventi in aula, hanno sintetizzato il cuore del dossier a carico dell'azienda, accusata di aver favorito comportamenti compulsivi tra bambini e adolescenti attraverso caratteristiche tecniche come lo scrolling infinito e le notifiche push progettate per massimizzare il tempo di permanenza sulla piattaforma.

La coalizione di Stati, che riunisce sigle sia repubblicane che democratiche, contesta inoltre a Meta di avere fornito informazioni volutamente fuorvianti sulla sicurezza delle sue applicazioni, alimentando un clima di falsa tranquillità mentre, secondo l'accusa, i meccanismi interni erano calibrati per trattenere l'attenzione dei più giovani a ogni costo, ben oltre i confini di un utilizzo consapevole e salutare.

La raccolta illecita di dati e il fronte degli under 13

Un ulteriore capitolo dell'atto di accusa riguarda le modalità di raccolta dei dati personali, che secondo i procuratori generali avrebbe sistematicamente coinvolto anche utenti al di sotto dei 13 anni, violando le normative federali sulla privacy dei minori e le stesse policy interne dichiarate da Meta.

Il procedimento giudiziario, che si preannuncia lungo e complesso, mette sotto una lente di ingrandimento le politiche di moderazione e i sistemi di raccomandazione algoritmica, con l'obiettivo di dimostrare che la strategia di crescita dell'azienda si basava su un modello di business che sacrificava consapevolmente il benessere psicologico degli adolescenti in favore di metriche di engagement e profitti pubblicitari. La posta in gioco è astronomica, con stime che ipotizzano un potenziale risarcimento danni che potrebbe toccare la cifra record di 1.400 miliardi di dollari, una somma che metterebbe a dura prova anche le immense risorse finanziarie della holding di Zuckerberg e che giustifica il nervosismo degli investitori riflesso nel tracollo del valore di Borsa.

La reazione dei mercati e le implicazioni future

La reazione immediata di Wall Street, con il titolo Meta che ha subito una delle peggiori flessioni degli ultimi anni, testimonia la percezione del rischio legale come esistenziale e non marginale per il futuro dell'azienda, che si trova ora a dover gestire un contenzioso che potrebbe durare anni e comportare non solo oneri finanziari ma anche obblighi di modifica sostanziale delle proprie piattaforme.

Il parallelo con il processo alle compagnie del tabacco non è casuale: in quell'occasione, le aziende furono costrette a risarcire interi Stati per i costi sanitari generati dalla dipendenza da fumo, e oggi i procuratori generali intendono applicare la stessa logica ai danni sociali e psicologici arrecati ai minori dall'uso compulsivo dei social network.

Mentre i legali di Meta preparano la difesa, sostenendo che le accuse sono infondate e che le piattaforme offrono strumenti di controllo per i genitori, il dibattito pubblico si concentra sulle prove tecniche che emergeranno durante il processo, con i documenti interni dell'azienda che saranno sottoposti al vaglio della corte di Oakland per determinare se effettivamente esistesse una consapevolezza dei danni causati e una volontà di occultarli all'opinione pubblica e agli enti regolatori.

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