Arezzo torna in serie B dopo 19 anni, Bucchi esalta il gruppo: “Il giorno più bello”

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Sembrava dovesse essere una serata come tante altre, quelle del rush finale di un campionato di serie C che, almeno nel girone B, aveva regalato emozioni fino all’ultimo respiro; e invece, per l’Arezzo, la notte del 26 aprile 2026 rappresenta uno spartiacque storico, il ritorno nella cadetteria che mancava da diciannove lunghi anni. La vittoria per 3-1 contro la Torres, maturata tra le mura amiche del “Comunale”, ha suggellato una rimonta incredibile nel testa a testa con l’Ascoli – capitolato sorprendentemente a Campobasso – consegnando nelle mani di Cristian Bucchi la sua prima promozione da professionista. Un traguardo che l’ex attaccante, visibilmente commosso ma lucido nella conferenza stampa a fine gara, ha voluto dedicare più ai suoi ragazzi che a se stesso, parlando di “freschezza” e “spensieratezza” come chiavi di volta di una cavalcata trionfale.

“Le scelte le ho fatte in base alla freschezza dei giocatori”

Ad accoglierlo nella sala stampa non c’erano solo i cronisti, ma anche un gruppo compatto di tifosi che hanno voluto omaggiare il tecnico con applausi scroscianti, quasi a voler rimarcare l’aspetto umano oltre che quello tecnico di questa impresa. Bucchi, prendendo la parola, ha subito spiegato le motivazioni dietro l’undici sceso in campo contro i sardi, una formazione che molti addetti ai lavori avevano giudicato coraggiosa: “Le ultime scelte di formazione le ho fatte in base alla freschezza dei giocatori – ha dichiarato l’allenatore – ho un gruppo eccezionale che mi ha seguito anche nei momenti di maggiore tensione”. L’Arezzo, che ha chiuso con 80 punti in 36 partite, ha saputo gestire la pressione di un finale thriller, dove ogni episodio – incluso un gol annullato all’attaccante avversario Eusepi, episodio che Bucchi ha definito scherzando come la “svolta” mentale della squadra – è stato gestito con la leggerezza tipica di chi non ha nulla da perdere. La rete di Tavernelli al 39’, il bell’inserimento di Arena al 55’ e il sigillo di Pattarello in pieno recupero hanno dipinto il quadro di una supremazia territoriale che non ha mai rischiato di essere scalfita, nonostante il momentaneo pareggio di Di Stefano a inizio ripresa.

La beffa della Torres e il destino segnato da Pesaro

Se per l’Arezzo è stata una festa continua, per la Torres la serata si è trasformata in un incubo dai contorni quasi paranormali. La formazione sassarese, battuta 3-1 in Toscana, aveva comunque appeso le proprie speranze di salvezza al risultato dell’altro campo, quello del “Benelli” dove la Vis Pesaro sembrava avere in pugno il destino dei sardi. E invece, nel giro di due minuti di recupero – tra il 97’ e il 98’ – la Sambenedettese ha messo in scena una rimonta da film: sotto 2-1 a tempo scaduto, i marchigiani hanno prima pareggiato e poi trovato il gol vittoria, condannando la squadra di Greco a uno shock playout contro il Bra. Una circostanza che ha trasformato la sconfitta onorevole dell’Arezzo in un calvario per i rossoblù, i quali dovranno ora giocarsi la permanenza nella terza serie contro la formazione piemontese. una sfortuna che sfiora il paranormale e qualunque legge probabilistica, come qualcuno ha commentato a caldo, ma che fotografa perfettamente la crudeltà di questo sport.

L’abbraccio con la famiglia e il rammarico per la Torres

Mentre in campo esplodeva la bolgia degli ottomila spettatori presenti, Bucchi ha voluto ritagliarsi un momento privato per ringraziare le persone che lo hanno sostenuto lontano dai riflettori. “Mi spiace per la Torres, spero rimanga in C – ha aggiunto il tecnico, dimostrando sportività anche nel momento del trionfo – questa è la mia prima promozione, ringrazio la società e la mia famiglia: ho una moglie e dei figli eccezionali”. Il riferimento alla famiglia, unito a un pensiero per le avversarie di un campionato durissimo (Ascoli e Ravenna su tutte, da lui definite “grandi rivali che hanno disputato un torneo straordinario”), ha restituito l’immagine di un uomo che non dimentica le difficoltà passate e il valore dell’avversario. D’altronde, l’Arezzo costruisce questo ritorno in B a quasi vent’anni esatti dall’ultima volta, quando nella stagione 2006-2007 gli amaranto – allora guidati da due tecnici destinati a diventare dei big del calcio italiano come Antonio Conte e Maurizio Sarri – lasciarono la cadetteria tra le polemiche di Calciopoli e i punti di penalizzazione. Oggi, il ciclo si chiude con un gruppo diverso, più giovane e forse più leggero, ma con la stessa voglia di scrivere paglie importanti.

Un gruppo da serie B e l’eredità pesante di Conte e Sarri

Nell’analisi post-partita, i dettagli tecnici hanno lasciato spazio alla coralità: l’Arezzo è la terza regina della serie C, dopo Vicenza e Benevento, ma a differenza delle altre ha dovuto sudare fino all’ultima goccia contro un Ascoli che ha chiuso a soli tre punti di distanza. I gol pesanti di Tavernelli (ex del momento, autore di una conclusione dal limite deviata forse da Mawuli), lo sloveno Ionita in mediana e la solidità di Coppolaro sono stati gli elementi di un mosaico perfetto. Bucchi, che in passato aveva sfiorato l’impresa senza riuscire a centrarla, ha voluto sottolineare come il rapporto umano abbia fatto la differenza in uno spogliatoio pieno di giovani: “Ho parlato con tutti, spiegando ogni decisione – ha concluso in conferenza – per me è fondamentale sentire che questi ragazzi sono come figli”. E mentre ad Arezzo iniziano i preparativi per la serie B, a Sassari si piange un’occasione mancata, con la consapevolezza che il calcio, a volte, sa essere più crudele di qualsiasi pronostico.

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