L’Arezzo torna in serie B, festa al “Comunale” mentre la Torres sprofonda nell’incubo dei playout

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il conto alla rovescia, per una città intera, è terminato esattamente diciannove anni dopo l’ultimo, amaro saluto alla serie cadetta. La S.S. Arezzo, guidata da Cristian Bucchi, ha ufficialmente riconquistato la promozione in serie B al termine di una domenica pomeriggio che resterà impressa nella memoria collettiva, un tripudio di duemilasessantasei persone – ottomila le presenze certificate allo stadio “Città di Arezzo” – le quali hanno potuto finalmente liberare la loro gioia al triplice fischio del match vinto contro la Torres. Il risultato di 3-1, sancito dalle reti di Tavernelli, Arena e Pattarello, non solo certifica il ritorno tra i cadetti dopo un’assenza lunga quasi due decenni, ma chiude anche una rincorsa serrata con l’Ascoli, il quale – nonostante la contemporanea sconfitta subita a Campobasso – ha dovuto arrendersi alla supremazia matematica della compagine toscana negli scontri diretti. A rendere ancor più intensa la cornice di questo traguardo, le parole di rito ma non banali giunte dalla dirigenza “rivale” cittadina: l’ACF Arezzo, attraverso il presidente Massimo Anselmi, ha voluto rivolgere le proprie congratulazioni alla S.S. Arezzo, sottolineando come un risultato di tale portata, pur appartenendo strettamente a chi lo conquista sul rettangolo verde, finisca inevitabilmente per “parlare” alle radici e alla storia sportiva dell’intero territorio aretino.

La beffa a Pesaro e il paradosso dei recuperi infiniti

Se per gli amaranto la serata è stata una dolcissima apoteosi – culminata con il gol di Pattarello nel recupero che ha messo il risultato al sicuro – per i sassaresi della Torres l’amaro in bocca è tale da sfidare qualunque legge probabilistica. La squadra di Alfonso Greco, infatti, è scesa in campo al “Comunale” con la consapevolezza di dover fare risultato per blindare la salvezza diretta, ma la sconfitta sul campo è stata solo una parte del calvario. Il vero verdetto, paradossalmente, è arrivato da lontano, dal campo della Vis Pesaro dove la Sambenedettese stava giocando la sua ultima disperata carta. Mentre ad Arezzo si celebrava, a 200 chilometri di distanza andava in scena una sequenza che sa di paranormale: sottoposta per gran parte del match e persino in svantaggio per 2-1 già allo scadere del novantesimo, la Samb ha ribaltato tutto in una manciata di secondi. Pareggio al novantottesimo, firmato Lonardo, e sorpasso al novantanovesimo con Tourè: due reti che hanno cambiato il destino di due intere società.

L’illusione della salvezza e il crollo matematico

La dinamica degli eventi, per la compagine sarda, ha assunto i contorni di un incubo a occhi aperti. Per tutta la ripresa, e anche nei primi istanti del recupero, la situazione sembrava gestibile: la Torres perdeva, ma la Samb era comunque destinata alla retrocessione o ai playout visto il punteggio sfavorevole. La notizia dell’incredibile rimonta dei marchigiani – arrivata in spogliatoio o direttamente dalle panchine tramite auricolari – ha trasformato la disfatta sportiva (il 3-1 incassato da Arezzo) in una condanna matematica immediata. L’effetto pratico di quella follia cronometrica (dal minuto novantasei al centesimo) ha spinto la Sambenedettese a quota trentasette punti, scavalcando proprio i rossoblù fermi a trentasei, condannando così la Torres a giocarsi la permanenza nella terza serie attraverso il temuto tabellone dei playout. Una piega beffarda che trasforma la festa amaranto in una sorta di spartiacque anche per le sorti altrui, sebbene nessuno, ad Arezzo, avesse alcuna intenzione di fare sconti in virtù della sofferenza avversaria.

La lunga attesa e il progetto del presidente Manzo

Quella che si è chiusa davanti a un pubblico capace di riempire ogni ordine di posti non è soltanto una vittoria estemporanea frutto dell’ultima giornata, ma il coronamento di un percorso iniziato molto prima del fischio d’inizio di questa stagione. L’Arezzo non aveva mai smesso di sognare, ma il salto di qualità – lo testimoniano le cronache locali – affonda le radici in un progetto organico voluto dalla proprietà. Il presidente Manzo, insieme alla figlia Francesca nella gestione societaria, aveva tracciato la linea da seguire già in agosto, quando al “Città di Arezzo” arrivò il Bra per la Coppa Italia: in quell’occasione, nonostante la vittoria di misura, furono evidenti le trame di gioco pulite e le ambizioni chiare. Oltre all’allestimento di una rosa competitiva per la categoria, infatti, il progetto a lungo termine prevede anche la ristrutturazione completa dell’impianto sportivo. La promozione, in questo senso, non rappresenta un punto d’arrivo improvviso, bensì l’approdo naturale – seppur atteso diciannove lunghi anni – di una scalata costruita con pazienza.

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