Stretto di Hormuz aperto, il rebus dei carburanti e quei voli a rischio rincaro

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La riapertura dello Stretto di Hormuz, sancita dalla tregua lampo di due settimane voluta da Stati Uniti e Iran, non rappresenta affatto un ritorno alla normalità per il trasporto aereo. Anzi, a dirlo senza mezzi termini è il direttore generale della Iata, Willie Walsh, il quale ha avvertito che i tempi tecnici per riassorbire lo shock richiederanno mesi, indipendentemente da quanto a lungo il corridoio resti percorribile. La guerra, con il suo esito ancora incerto, continua a tenere sotto scacco le forniture di jet fuel, e il rischio di un razionamento – anche per gli scali italiani – è tutt’altro che scongiurato.

Le prime avvisaglie e la situazione sugli scali

Se è vero che la psicosi del “tutto bloccato” appare prematura, è altrettanto vero che i primi segnali di cedimento della macchina logistica ci sono eccome. I Notam (i bollettini aeronautici) hanno recentemente acceso i riflettori su alcune criticità diffuse sul territorio. L’esempio più clamoroso arriva da Brindisi, dove per alcune ore il cherosene è stato razionato esclusivamente per i voli di Stato, sanitari o di soccorso, chiedendo ai vettori di arrivare già “pieni” allo scalo pugliese. Non solo: limitazioni o contingentamenti sono stati registrati in scali strategici come Bologna, Milano Linate, Venezia e Treviso, dove la priorità è stata data ai voli a lungo raggio, mentre a Reggio Calabria e Pescara si sono registrate restrizioni nella disponibilità giornaliera. A spegnere la psicosi ci ha pensato però Carlo Borgomeo, il presidente di Assaeroporti, il quale in una recente intervista ha voluto tracciare una linea netta tra l’allerta operativa e l’emergenza: “Nonostante i Notam, siamo lontani da una situazione di emergenza, non c’è una preoccupazione immediata e non è stato cancellato alcun volo”.

Le scorte e le rassicurazioni per il breve termine

Il messaggio che arriva dalle cabine di regia degli aeroporti lombardi – Linate, Malpensa e lo scalo di Orio al Serio – è di ordinaria amministrazione: al momento il traffico aereo si svolge regolarmente, senza cancellazioni di tratte né intoppi particolari. Questa tranquillità, apparentemente in contrasto con le limitazioni viste altrove, si spiega con la logistica degli stoccaggi e con le diverse gestioni dei fornitori. La finestra di sicurezza, secondo le stime più accreditate, copre almeno fino a fine maggio. Borgomeo stesso ha ribadito che, “a sentire le principali società di gestione aeroportuale e le autorità aeronautiche, fino a fine maggio il cherosene è assicurato”. Una boccata d’ossigeno per i viaggiatori di aprile, ma che lascia intatto il nodo cruciale dell’estate.

Il costo dei biglietti e la variabile delle tratte

Se l’approvvigionamento fisico tiene per ora, il portafoglio dei passeggeri potrebbe iniziare a soffrire molto prima. La catena di approvvigionamento globale – specie quella che attraversa il Medio Oriente – è una rete complessa, e le interruzioni recenti hanno già fatto schizzare i prezzi del greggio. Willie Walsh è stato categorico: l’aumento dei prezzi dei biglietti è “inevitabile”. Le compagnie aeree, che spesso proteggono i bilanci con contratti di copertura (hedging) stipulati mesi fa, stanno ora assorbendo i rincari delle materie prime. Ma questo scudo, spiegano gli analisti, ha una durata limitata. Inoltre, sebbene il Golfo stia cercando di riprendere il suo ruolo di hub, molte rotte che solitamente sorvolano l’area sono state allungate per evitare gli spazi aerei caldi, aumentando i consumi e, di conseguenza, il costo operativo del singolo volo.

Il peso della dipendenza energetica europea

La fragilità del sistema non è solo contingente, ma strutturale. Il Vecchio Continente paga lo scotto di una politica che negli ultimi anni ha dismesso diverse raffinerie interne, aumentando pericolosamente la dipendenza dalle importazioni estere – circa un terzo del carburante aereo arriva da fuori confine. Questo significa che, anche con lo Stretto aperto, l’Europa fatica a processare il greggio in cherosene alla velocità necessaria a soddisfare la domanda. L’incontro alla Commissione Europea, di cui si è discusso anche nella puntata di “Numeri” su Sky TG24, mira proprio a fare chiarezza su queste riserve. Per ora, l’unica certezza è che le rotte sono aperte e i velivoli decollano, ma ogni singola cisterna che non arriva dal Golfo rischia di trasformare quella che oggi è una “attenzione massima” in una vera e propria contabilità di guerra per le compagnie.

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