Milano-Cortina, la leggenda Klaebo: sesto oro in sei gare, nessuno come lui

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La diciannovesima medaglia d’oro per la Norvegia in questi Giochi di Milano Cortina porta la firma inconfondibile di Johannes Høsflot Klæbo, che sul tracciato di Lago di Tesero, in Val di Fiemme, ha letteralmente dominato la massacrante 50 km a tecnica classica. Il fondista di Oslo, classe 1996, ha completato così un’impresa che mancava nella storia delle Olimpiadi invernali: sei partecipazioni, sei vittorie, un percorso netto che riscrive i confini di questo sport e lo proietta in una dimensione quasi mitologica. La gara regina del programma maschile, l’ultima a disposizione per lui in questa rassegna, si è trasformata nell’ennesima passerella, con i connazionali Martin Løwstrøm Nyenget ed Emil Iversen a completare una tripletta che profuma di schiacciante superiorità tecnica e mentale. Klæbo, che aveva già messo in cascina gli ori nello skiathlon, nella sprint individuale, nei 10 km, nella staffetta e nella sprint a squadre, ha aspettato il momento cruciale per piazzare l’attacco decisivo, staccando Nyenget proprio sull’ultima asperità del percorso -1-4-10.

Un mostro di versatilità e potenza

La portata di questo risultato va oltre il semplice conteggio delle medaglie, perché Klæbo ha vinto su distanze e con tecniche completamente differenti, dimostrando una completezza atletica che non ha eguali nel panorama dello sci di fondo mondiale. Dallo sprint veloce di un chilometro e mezzo ai cinquanta chilometri di fatica pura, passando per lo skiathlon che richiede il cambio degli sci e una gestione oculata delle energie, il norvegese ha annichilito la concorrenza con una facilità impressionante -2. Il fatto che abbia conquistato l’oro in tutte e sei le gare a disposizione significa che non esistono punti deboli nel suo arsenale: può attaccare sul passo, può vincere in volata, può dettare il ritmo in salita. Durante la 50 km, lui e i suoi compagni di squadra hanno imposto un’andatura tale da staccare di diversi minuti il resto del gruppo, compreso il francese Theo Schely, giunto quarto, e i finlandesi, con il campione olimpico in carica Iivo Niskanen costretto al ritiro già nel corso della seconda ora di gara -1-4-10.

Oltre il record di Heiden, verso Phelps

Con questo ennesimo sigillo, il ventinovenne di Oslo ha superato il record che apparteneva al pattinatore statunitense Eric Heiden, il quale a Lake Placid nel 1980 vinse cinque ori su cinque; nessuno, prima di oggi, era riuscito a conquistarne sei in una singola edizione invernale -5-7. Il suo bottino personale sale a undici medaglie d’oro olimpiche in tre partecipazioni, un dato che lo pone dietro al solo Michael Phelps nella classifica di tutti i tempi delle Olimpiadi, considerando sia la versione estiva che quella invernale -3-8. Per trovare un paragone con un altro scandinavo bisogna scavare nel passato, ma Klæbo ha già superato i connazionali Marit Bjørgen, Bjørn Dæhlie e Ole Einar Bjørndalen, leggende norvegesi ferme a otto ori. La sua continuità, iniziata con i tre ori di PyeongChang 2018 e proseguita con i due di Pechino 2022, ha raggiunto l’apice in Italia, replicando peraltro lo stesso “en plein” già messo a segno ai Mondiali di Trondheim del 2025 -2-7.

Il supporto silenzioso della famiglia

Dietro la macchina da guerra che risponde al nome di Johannes Klæbo c’è una struttura familiare solida e ben oliata, che lo segue da quando aveva due anni e indossò per la prima volta un paio di sci. Suo nonno Kåre, oggi ottantatreenne, è ancora una figura centrale, presente come allenatore e come supporto emotivo, tanto da essere ripreso dalle telecamere mentre lo abbracciava commosso al termine di ogni gara -3-7. Il padre gestisce la sua carriera, la madre si occupa delle finanze e il fratello dei social media, a testimonianza di un affiatamento che va oltre il semplice rapporto parentale per diventare un vero e proprio team vincente. Questa coesione, unita al sistema norvegese che sforna fondisti a ripetizione, ha permesso a Klæbo di raggiungere vette inesplorate, con 107 vittorie individuali in Coppa del Mondo e quindici titoli mondiali all’attivo -9. Il traguardo tagliato in Val di Fiemme non è quindi solo una medaglia, ma la ciliegina su una torta che il fondista norvegese ha preparato con cura, dosando gli sforzi e gestendo la pressione, in una giornata che resterà negli annali dello sport invernale.

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