Crosetto alla Bbc: «Putin non si fermerà all'Ucraina, prepariamoci alla follia»

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha rilasciato un'intervista alla Bbc nella sede del dicastero a Roma, toccando i principali nodi del conflitto in Ucraina e della postura italiana. La registrazione è stata diffusa il 17 ottobre e contiene un avvertimento esplicito sulle intenzioni del Cremlino. «Penso che Putin non voglia fermarsi all'Ucraina. È per questo che l'Europa è preoccupata ed è per questo che noi, come Europa e come Nato, ci stiamo preparando. Sperando che questa follia non accada», ha dichiarato il ministro.

La stima sui numeri russi e la preparazione europea

A sostegno della sua valutazione, Crosetto ha offerto un dato di carattere militare. «La maggior parte del bilancio russo è ormai investita in armamenti e spese militari. Presto avranno un milione e mezzo di effettivi militari. Se la guerra finisse domani, cosa farebbe Putin con un milione e mezzo di soldati? Dato che continua a intensificare l'escalation, ritengo che non voglia fermarsi all'Ucraina», ha spiegato il ministro.

Da qui la conclusione espressa nel corso dell'intervista: «Ci stiamo preparando alla follia, sperando di non doverla mai affrontare, ma preparandoci alla possibilità di una follia da parte della Russia».

Le critiche all'amministrazione Trump sull'accesso ai satelliti

Nel corso del colloquio con l'emittente britannica, il titolare della Difesa ha affrontato anche la questione del sostegno statunitense a Kiev, definendo un errore la scelta di limitare l'accesso ai sistemi satellitari e alle informazioni di intelligence. «Un errore completo, un grave errore», ha affermato Crosetto, secondo cui una mossa del genere da parte dell'amministrazione Trump «non ha assolutamente senso» e rischia di prolungare l'invasione russa su vasta scala anziché favorire la pace.

Il ragionamento del ministro si concentra sull'effetto strategico di un eventuale indebolimento ucraino. «La pace arriverà quando Putin sarà convinto che ci sia una situazione di stallo, che non possa avanzare ulteriormente. Se vede delle debolezze da parte ucraina, e se gli Stati Uniti privano l'Ucraina delle risorse, questo crea debolezza, allora crederà di poter vincere. Quindi continuerà la guerra», ha sostenuto. La posizione dell'amministrazione americana è stata liquidata come «del tutto errata, completamente sbagliata».

Il sostegno italiano e i vincoli parlamentari

Sul fronte interno, Crosetto ha confermato la linea del governo Meloni, storicamente schierato a fianco di Kiev sin dall'inizio dell'invasione su larga scala con aiuti militari e umanitari. Il ministro ha promesso che il sostegno militare italiano continuerà «finché questo governo sarà in carica», avvertendo tuttavia che ottenere l'approvazione del Parlamento per ulteriori consegne sarà «più difficile» con l'avvicinarsi delle elezioni, previste entro la fine del 2027.

Nel corso dell'intervista ha anche definito l'aggressione russa con parole nette: «Quando uno Stato oltrepassa il confine di un altro Stato con i carri armati, quando bombarda ospedali e scuole, uccide civili e bombarda centrali elettriche, e lo fa da quattro anni, non posso che definirlo malvagio».

Disinformazione e attacchi informatici

Un altro passaggio dell'intervista riguarda la percezione pubblica degli aiuti a Kiev e il ruolo di Mosca nel condizionarla. Crosetto ha attribuito parte dello scetticismo a una campagna di disinformazione russa mirata a «determinate figure politiche» e a «diffondere narrazioni volte a indebolire il clima politico ostile alla Russia», sostenendo che in qualche modo queste influenzino l'opinione pubblica. «È molto difficile spiegare a un cittadino che ha problemi al distributore di benzina che al momento non possiamo fare alcuna concessione alla Russia. Ma questo è l'unico modo per tutelare il futuro di quel cittadino che si lamenta», ha aggiunto. Sul fronte della sicurezza, il ministro ha ridimensionato alcune notizie circolate nelle settimane precedenti: l'incendio divampato in un deposito di armi alla periferia di Roma in agosto non è stato doloso, ma frutto di «stupidità umana», e il piano attribuito a Mosca di lanciare attacchi con droni contro Italia, Francia e Spagna da navi portacontainer nel Mediterraneo non ha trovato conferma.

Restano invece gli attacchi informatici, che il ministro ha definito ormai routine: «Ce ne sono centinaia ogni giorno», ha detto, aggiungendo che a suo giudizio l'Europa ha reagito finora in modo troppo debole.

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