Kallas: "Se vogliamo la pace, prepariamoci alla guerra", ma l'Europa è divisa sull'Ucraina
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Redazione Interno
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«Non ci sono decisioni». È questa la formula, tanto scarna quanto eloquente, che circola nei corridoi di Bruxelles per descrivere l’impasse in cui versa l’Europa mentre la Russia sferra una nuova, violenta offensiva in territorio ucraino. Una paralisi che non è più solo un rischio astratto, ma un dato di fatto emerso con chiarezza durante il recente vertice del “Gruppo dei Cinque” a Berlino, dove i ministri della Difesa di Italia, Germania, Francia, Polonia e Gran Bretagna non sono riusciti a trovare una linea d’azione comune e condivisa. L’attacco russo, che l’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri, Kaja Kallas, non esita a definire «una minaccia esistenziale per l’Europa», sembra dunque trovare un continente ancora incapace di dare una risposta unitaria e risoluta, nonostante le parole allarmate.
L'appello di Kallas: investire prima che sia troppo tardi
Proprio Kallas, in un videomessaggio rivolto all’Assemblea nazionale della Cisl, ha lanciato un monito diretto e senza mezzi termini, fondato su un’antica logica strategica. «La verità è che se si inizia a investire nella difesa quando ne abbiamo veramente bisogno è già troppo tardi. E lo è anche oggi», ha affermato, per poi aggiungere, con una frase che riecheggia un adagio latino: «Se vogliamo la pace, dobbiamo prepararci alla guerra». Il suo discorso, che delinea un panorama di «minacce senza precedenti» caratterizzato da «attacchi ibridi» e «incursioni di droni», sottolinea l’urgenza di un potenziamento militare preventivo, unico modo, a suo avviso, per dissuadere un avversario che si mostra refrattario a qualsiasi dialogo. «Come si può dialogare se uno non vuole dialogare? Il problema è che ogni volta che si cerca di portare la Russia al tavolo dei negoziati la Russia non arriva», ha spiegato, chiudendo così la porta a facili ottimismi diplomatici.
La situazione sul campo e le ombre della politica
Sul terreno, intanto, le forze ucraine cercano di arginare l’avanzata russa con misure drastiche, come far saltare la strada che collega Selydove a Pokrovsk per rallentare il nemico. Una ritirata tattica che, però, racconta di una pressione costante e di un conflitto i cui esiti sono tutt’altro che scontati. A complicare ulteriormente il quadro, e a gettare un’ombra sulla solidità del fronte occidentale di supporto a Kiev, si inseriscono le voci, riportate dalla Lega, su presunte tangenti in Ucraina, sulle quali il partito chiede «chiarezza». Queste rivelazioni, sebbene ancora da verificare appieno, rischiano di minare la coesione politica interna ai paesi sostenitori, aggiungendo un ulteriore elemento di frizione a un contesto già estremamente teso.
Un continente di fronte a scelte cruciali
Il quadro che ne emerge è quindi quello di un’Unione Europea sospesa tra la percezione di un pericolo reale, ben incarnato dalle parole di Kallas, e la difficoltà pratica di tradurre questa consapevolezza in azioni concrete e coordinate. La mancanza di decisioni a Bruxelles e le divergenze emerse a Berlino mostrano le crepe in una strategia comune, mentre la guerra ai confini orientali del continente impone scelte che non sembrano più poter essere rimandate. L’appello a prepararsi per la guerra per garantire la pace risuona dunque in un’arena politica ancora paralizzata, dove la minaccia, pur riconosciuta, fatica a trasformarsi in una risposta all’altezza della sfida.
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