Asl Bari, il divano da 40mila euro e il sistema delle mazzette: chieste altre sette misure
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Redazione Interno
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Un divano dal valore di circa 40mila euro, consegnato nell’attico del lungomare insieme a tavoli, complementi d’arredo e sanitari di prima qualità. È uno dei dettagli più nitidi del nuovo filone d’inchiesta che la Procura di Bari ha aperto sugli appalti dell’Asl, un fascicolo che ruota ancora attorno alla figura di Nicola Iacobellis, l’ex dirigente tecnico dell’azienda sanitaria arrestato nel novembre 2024 e già condannato con patteggiamento a cinque anni per il primo troncone dell’indagine.
La richiesta della Procura e i nomi dei destinatari
La richiesta di misure cautelari firmata dal procuratore Roberto Rossi, dall’aggiunto Ciro Angelillis e dai pm Claudio Pinto e Savina Toscani riguarda sette persone per cui sono stati chiesti i domiciliari: i dipendenti Asl Teodosio Franco e Nicola Sicolo, i dipendenti di Sanitaservice Gianmichele L’Abbate e Francesco Losacco, e gli imprenditori Nicola Loporcaro, Giuseppe Mastropasqua e Nicola Menolascina. Le accuse, a vario titolo, sono corruzione, falso, ricettazione e subappalto illecito.
Il gip Giuseppe Montemurro ha fissato per il 26 e il 27 ottobre gli interrogatori preventivi, al termine dei quali deciderà sulle misure richieste e sui cinque divieti di esercitare la professione.
Le forniture di lusso e i lavori caricati sugli appalti
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, le controprestazioni pretese dai funzionari non si limitavano al denaro contante. Per Iacobellis la lista comprendeva la ristrutturazione integrale dell’abitazione e arredi di altissimo pregio, con le fatture dei complementi d’arredo emesse direttamente nei confronti degli imprenditori coinvolti negli appalti sanitari, i quali si facevano carico dei saldi per garantire la continuità dei propri contratti con la struttura pubblica.
Il meccanismo, secondo la Procura, si è ripetuto anche per altri dipendenti: a Franco sarebbe stata consegnata una vetrata panoramica da 10mila euro per la casa di Monopoli in cambio di lavori negli ambulatori di Cardiologia e Degenza del vecchio ospedale San Giacomo e nel presidio di Putignano; a Sicolo sarebbero stati messi a disposizione mezzi e operai per ristrutturare un immobile in provincia di Perugia, per un valore di circa 9.500 euro.
Il pranzo di battesimo e le quote occulte
Non ci sono soltanto i lavori edili e gli arredi. Dalle carte emerge che l’imprenditore Giovanni Crisanti, già condannato in abbreviato a tre anni e otto mesi, avrebbe pagato il pranzo per 22 commensali in un noto ristorante cittadino in occasione del battesimo della figlia di L’Abbate, per un importo di 950 euro, imputando la spesa alla propria società.
L’Abbate e Losacco, nonostante fossero dipendenti pubblici, secondo gli inquirenti avrebbero avuto un interesse personale nella gestione di una società di costruzioni, la Costruzioni Frangia, della quale sarebbero stati soci occulti e che avrebbe ottenuto lavori nella sanità; in cambio avrebbero ricevuto il 10 per cento del valore delle commesse pubbliche assegnate.
Le parole dell’imprenditore e il quadro delle indagini
A sintetizzare il funzionamento del sistema era stato lo stesso Crisanti in un interrogatorio successivo al suo arresto: «Là così era… comunque devi dare il regalino, una cosa. Se no non ti fanno più lavorare». Le indagini della Guardia di Finanza hanno contato quattordici episodi tra mazzette e favori, mentre la Procura contesta a vario titolo dieci capi di imputazione per fatti che risalgono fino al novembre 2022 e proseguono fino a maggio 2024.
I quattro dipendenti pubblici destinatari della richiesta di arresto sono stati sospesi in via cautelare dal servizio e nei loro confronti è stato avviato il procedimento disciplinare.
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