Gli Elkann e il lungo addio a Torino, dalla Fiat alla possibile vendita de La Stampa
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Redazione Economia
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Trent’anni fa, era un fine agosto del 1995, quando Gianni Agnelli, con una dichiarazione che sarebbe rimasta nella storia, rinsaldava il patto tra la sua famiglia e la città di Torino. “Noi fabbrichiamo automobili, le fabbrichiamo in Italia e rappresentiamo Torino”, affermò l’Avvocato, alzando il velo sulle nuove Fiat Bravo e Brava. In quell'epoca, che oggi appare lontanissima, Torino era la capitale indiscussa dell’industria italiana e gli Agnelli ne costituivano la famiglia regnante, un punto di riferimento non solo economico ma anche sociale e culturale. Quel legame, che pareva inscindibile, si è andato via via sfaldando nel corso delle decadi successive, attraverso una serie di trasferimenti e disimpegni che hanno progressivamente privato il territorio di pezzi fondamentali del suo tessuto produttivo.
Il disimpegno progressivo e il ruolo di Exor
Oggi, la holding di famiglia Exor, guidata da John Elkann, nipote prediletto dell’Avvocato, sembra apprestarsi a recidere uno degli ultimi, e più simbolici, legami con la città. L’addio allo storico quotidiano La Stampa, fondato nel 1867 e da lungo tempo considerato un’istituzione cittadina, rappresenterebbe l’ultimo capitolo di un graduale distacco. Un processo, questo, che negli ultimi vent’anni ha visto la diaspora di aziende per un valore complessivo di circa venti miliardi, un dato che da solo illustra la portata di un cambiamento epocale. La possibile cessione della testata a un gruppo veneto non è che l’ultimo tassello di una strategia che ha progressivamente spostato altrove il baricentro degli interessi del gruppo.
Le voci dalla redazione e un piano industriale inascoltato
Dall’interno della redazione del giornale, le voci che riecheggiano sono cariche di un realismo amaro. Luciano Borghesan, storico giornalista e sindacalista de La Stampa, ricorda alcuni incontri con John Elkann. “Con John Elkann abbiamo avuto un paio d'incontri”, racconta, “nell'ultimo la redazione chiese un piano industriale e sollecitò l'azienda per assumersi un ruolo anche in campo televisivo perché era fondamentale per la sopravvivenza di un gruppo editoriale. L'ingegnere rispose che sapevano tutto, ma poi non è successo”. Queste parole descrivono con efficacia le attese disilluse e le promesse, forse, rimaste solo sulla carta, evidenziando un divario tra le istanze di chi il giornale lo vive ogni giorno e le visioni strategiche della proprietà.
Un panorama editoriale in fermento
L’operazione che coinvolge La Stampa, della quale si è riferito nei giorni scorsi e che potrebbe vedere un suo sviluppo già martedì con l’incontro tra il consiglio di redazione e la proprietà, si inserisce in un contesto più ampio e turbolento. Il panorama dell’editoria torinese e piemontese è infatti scosso da grandi manovre, che non riguardano solo la storica testata degli Agnelli. Alla possibile vendita de La Stampa si affianca l’annuncio di Carlo De Benedetti sulla cessione del suo quotidiano Domani, creando un quadro di trasformazioni profonde. L’arrivo di nuove realtà imprenditoriali, alcune delle quali provenienti da altre regioni, sta ridisegnando una mappa che per decenni era rimasta pressoché immutabile, portando con sé interrogativi sul futuro dell’informazione in un’area storicamente cruciale per il paese.




