Gli Elkann e il lungo addio a Torino, dalla Fiat alla vendita de La Stampa
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Redazione Economia
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Trent’anni fa, era un agosto torrido del 1995, quando Gianni Agnelli, con la sua proverbiale sicurezza, rinsaldava pubblicamente il legame indissolubile tra la sua famiglia e la città di Torino, presentando i nuovi modelli Fiat Bravo e Brava. “Noi fabbrichiamo automobili, le fabbrichiamo in Italia e rappresentiamo Torino”, dichiarò, ponendo un punto fermo in un’epoca in cui la città era la capitale indiscussa dell’industria nazionale e gli Agnelli ne costituivano la famiglia regnante. Quell’affermazione, che allora suonava come un monolite, oggi appare invece come un cimelio di un rapporto che, nel corso di due decenni, si è andato progressivamente sfaldando, seguendo una traiettoria che ha portato altrove risorse e centri decisionali, in un esodo i cui numeri si aggirano intorno ai venti miliardi di euro.
Il disimpegno e il valore degli asset trasferiti
La holding Exor, guidata da John Elkann, nipote prediletto dell’Avvocato, sembra ormai apprestarsi a recidere uno degli ultimi, significativi simboli di quella presenza storica, avviando la cessione del quotidiano La Stampa. Questa operazione, che si inserisce in un contesto di ridefinizione strategica, rappresenta l’ultimo capitolo di un processo di disimpegno molto più ampio e articolato, il quale, come evidenziano alcune analisi finanziarie, ha visto nel giro di quindici anni la delocalizzazione di attività per un valore complessivo che raggiunge la quarantina di miliardi. Un percorso, questo, che ha comportato la frammentazione di un impero industriale solido, il quale includeva, oltre al colosso automobilistico, anche altre aziende fiorenti il cui valore, da sole, era stimato in diciassette miliardi.
La Stampa, un cuore mediatico in vendita
Il destino del giornale torinese, che fu strappato all’editore Alfredo Frassati dal senatore Giovanni Agnelli durante il periodo fascista, appare ormai segnato. Quella testata, divenuta sotto la guida di Gianni Agnelli il cuore intellettuale e mediatico dell’intera galassia Fiat, presto non apparterrà più alla famiglia. Le voci di corridoio indicano come possibili acquirenti gruppi imprenditoriali di area veneta, suggerendo una svolta epocale per un’istituzione che per generazioni ha narrato non solo le vicende della città, ma anche quelle della dinastia che la possedeva. Luciano Borghesan, storico giornalista e sindacalista del quotidiano, ricorda alcuni incontri con John Elkann, durante i quali la redazione sollecitò un piano industriale e un ruolo in campo televisivo, considerato fondamentale per la sopravvivenza di un gruppo editoriale moderno. “L’ingegnere”, afferma Borghesan, “rispose che sapevano tutto, ma poi non è successo nulla”.
Le radici di un allontanamento progressivo
Se la possibile vendita de La Stampa può essere interpretata come l’epilogo più recente, è bene sottolineare come le radici di questo distacco affondino in un passato più lontano. L’etimologia stessa del nome Exor, che in latino significa “esce da” o “via da”, sembra aver prefigurato una missione aziendale che, negli anni, si è concretizzata in un progressivo spostamento di assi strategici e investimenti lontano dal capoluogo piemontese. Quella che alcuni osservatori definiscono una “fuga” non è dunque un evento improvviso, ma il punto di arrivo di una lunga transizione, la quale ha ridefinito, pezzo dopo pezzo, l’identità e la geografia di un gruppo che un tempo era sinonimo di Torino.




