Elkann vende La Stampa, il giornale di Torino passa al gruppo veneto Nem

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La lunga trattativa per la cessione de La Stampa, il quotidiano storico di Torino, è ormai prossima alla sua naturale conclusione. John Elkann, attraverso il gruppo Gedi controllato dalla holding familiare Exor, sta per siglare il passaggio del giornale a NordEst Multimedia (Nem), il gruppo editoriale veneto presieduto da Enrico Marchi. Un'operazione il cui valore, stando alle indiscrezioni più attendibili, si aggirerebbe attorno ai cinquanta milioni di euro, una cifra che riflette il peso simbolico e il patrimonio di un'icona del giornalismo nazionale. La cessione, che si inserisce in un più ampio ridisegno delle proprietà all'interno del panorama dell'informazione, segnerebbe la fine di un'epoca, chiudendo un legame secolare tra la famiglia Agnelli-Elkann e una testata che ha profondamente caratterizzato non solo la scena torinese ma quella italiana.

Il closing imminente e il nuovo assetto

Manca ormai soltanto l'ufficialità della firma, il cosiddetto "closing", che potrebbe arrivare nel giro di pochi giorni e che sancirebbe il trasferimento di proprietà. Il gruppo Nem, che già controlla diverse testate locali un tempo appartenute allo stesso circuito Gedi – come il Messaggero Veneto e la Tribuna di Treviso – si è aggiudicato la trattativa presentando un'offerta economicamente solida e convincente. Questo passaggio, del resto, non rappresenta un caso isolato ma appare come l'ultimo tassello di una strategia di disimpegno che ha visto la famiglia torinese valutare con attenzione le proprie partecipazioni in ambito mediatico, un settore in profonda trasformazione.

Le altre testate coinvolte nell'operazione

L'accordo, per quanto riguarda il pacchetto Gedi, non si limita alla sola testata torinese. Insieme a La Stampa, infatti, verrebbero cedute anche La Sentinella del Canavese e l'edizione italiana dell'HuffPost, che invece troverebbero una collocazione diversa, finendo sotto il controllo di un gruppo editoriale pugliese. Una frammentazione che evidenzia come la transazione sia articolata e complessa, mirata a smembrare un patrimonio per affidarne le parti a soggetti differenti, ciascuno con una propria vocazione territoriale o digitale.

Il significato di un addio alla città

La vendita de La Stampa, un giornale che il nonno del fondatore, Alfredo Frassati, vide sottrargli in circostanze controverse, assume il valore di un profondo spartiacque per Torino. È la fine di un simbolo, uno di quelli che – per usare un'espressione colloquiale – "si legano a Torino come il giandujotto", un'istituzione cittadina che per decenni ha narrato le vicende del capoluogo piemontese e non solo. L'ingresso di un proprietario veneto, se da un lato garantisce continuità operativa, dall'altro solleva interrogativi sulla futura identità di un quotidiano così radicato nel suo territorio, il quale, pur mantenendo la sua sede e la sua redazione, dovrà ora confrontarsi con una governance e una visione imprenditoriale provenienti da un'altra regione.

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