La Stampa e Repubblica, le redazioni in allarme per le vende di Gedi

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Un velo di incertezza, fitto e preoccupante, cala sulle sorti di due grandi nomi del giornalismo italiano, La Stampa e la Repubblica, mentre il gruppo Gedi, che le controlla, le avrebbe messe sul mercato. L’assemblea di redazione del quotidiano torinese ha diffuso un comunicato, nel quale esprime allarme e grande preoccupazione per le voci, sempre più insistenti, che parlano di una possibile cessione della testata e della sua separazione dal gruppo. In ballo, si legge, non ci sono soltanto le prospettive future del giornale, ma anche il destino di centinaia di posti di lavoro, sia giornalistici che di altro tipo, un patrimonio di professionalità e conoscenza che rischia di essere disperso. Sebbene l’azienda abbia smentito nei giorni scorsi, di fronte al comitato di redazione, l’esistenza di una trattativa con un soggetto specifico citato da molte fonti, i giornalisti si trovano a dover fronteggiare un quotidiano stillicidio di indiscrezioni, alcune delle quali definite al limite della diffamazione, che creano un clima di instabilità e apprensione.

Il quadro delle trattative

Secondo quanto riportato da diverse testate, e nonostante la mancanza di proposte formali e firmate sul tavolo, la decisione sembrerebbe ormai presa: Repubblica, La Stampa e le tre radio del gruppo sono sulla corsia di uscita. Per il quotidiano torinese, in particolare, la vendita sembrerebbe essere più vicina, con Gedi che avrebbe già avviato dei colloqui con il gruppo Nem, Nord Est Multimedia, guidato da Enrico Marchi, al quale la finanziaria della famiglia Agnelli-Elkann aveva già venduto, nel 2023, i quotidiani locali del Nordest. Una operazione che, se confermata, segnerebbe un ulteriore passo nella ritirata dell’azionista di riferimento dal settore dell’editoria quotidiana.

La situazione per Repubblica

Ben diverso, e forse più complesso, appare invece il percorso per il quotidiano nazionale fondato da Eugenio Scalfari. Per Repubblica, infatti, le cronache parlano di una proposta che coinvolgerebbe soggetti esteri, una cordata di origine greco-saudita, sebbene al momento non vi siano ancora offerte concrete. La volontà di disfarsi degli ultimi pezzi editoriali da parte di John Elkann, amministratore delegato di Exor, la holding che controlla Gedi, viene data per certa, così come l’esistenza di potenziali candidati acquirenti; resta invece del tutto nebulosa la tempistica concreta di queste operazioni, lasciando le redazioni in una sorta di limbo carico di ansia.

Le reazioni e il valore dei marchi

La notizia, definita da alcuni come "da incubo" per i lettori, continua a rimbalzare tra le pagine di altri giornali, che ne riportano i dettagli, spesso copiandosi l'un l'altro, ma contribuendo a dare alla vicenda una eco nazionale. Vengono anche citate le possibili valutazioni economiche delle testate, con un prezzo per Repubblica che si aggirerebbe attorno ai sessantacinque milioni di euro, una cifra che la dice lunga sul valore, non solo simbolico, di un marchio che per decenni ha segnato il dibattito pubblico nel paese. Il tutto mentre si attende, in un silenzio carico di attesa, il manifestarsi del migliore offerente per due pilastri dell’informazione italiana.

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