Pneumatici cinesi, l’Ue alza i dazi fino al 45,3%: ecco cosa cambia dal 9 luglio
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Redazione Economia
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La partita commerciale tra Unione Europea e Cina si arricchisce di un nuovo, pesante capitolo. Dopo i noti dazi sulle auto elettriche, Bruxelles ha puntato il mirino su un altro comparto strategico: quello degli pneumatici. Dal 9 luglio 2026, con la pubblicazione del regolamento nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea avvenuta il 7 luglio, entrano in vigore dazi antidumping definitivi che colpiscono le importazioni di pneumatici nuovi originari della Cina.
Le aliquote, che variano a seconda del produttore, raggiungono un picco del 45,3%, una misura che mira a correggere quello che la Commissione definisce un effetto distorsivo sul mercato interno causato da prezzi giudicati "slealmente bassi".
La nuova barriera commerciale, dall'auto alla gomma
Non si tratta di una mossa a sorpresa, ma di un’azione che segue un’indagine approfondita da parte dell’esecutivo comunitario. I nuovi dazi si applicano a una gamma specifica di prodotti: pneumatici per autovetture, veicoli commerciali leggeri e autobus con un indice di carico non superiore a 121. L’obiettivo dichiarato è quello di frenare quella che Bruxelles percepisce come un'invasione di prodotti low cost che, complice una politica dei prezzi aggressiva, stanno comprimendo la redditività dei produttori europei.
La quota di mercato dei costruttori del Vecchio Continente, stando ai dati raccolti, sarebbe già scesa dal 60 al 53%, un segnale che ha spinto la Commissione ad accelerare i tempi per l’applicazione delle misure correttive.
Aziende coinvolte e aliquote differenziate
Il meccanismo dei dazi non è uniforme per tutti. Prevede, come spesso accade in questi casi, un trattamento differenziato a seconda del livello di collaborazione delle aziende durante l’istruttoria. Il Gruppo Hankook, ad esempio, è stato destinatario dell’aliquota più bassa, ferma al 4,3%. Una sorta di premio per chi ha aperto i propri libri contabili agli investigatori di Bruxelles. Per le imprese che hanno invece scelto di collaborare attivamente senza riserve, il dazio si attesta al 24,4%.
La stangata più dura, quella del 45,3%, è riservata a tutte le altre aziende che non hanno preso parte alla procedura di verifica, una misura che di fatto rende proibitiva l’importazione per chi non si è adeguato alle richieste della Commissione.
Un precedente per il futuro delle importazioni
Questa stretta rappresenta un tassello di una strategia più ampia con cui l’Unione Europea cerca di arginare l’ascesa dei produttori cinesi, che ormai non si limitano più ai tradizionali settori dell'elettronica o del tessile ma hanno preso d'assalto l'industria della componentistica pesante. L’indagine antidumping ha accertato che le importazioni a prezzi inferiori al valore normale hanno esercitato una pressione al ribasso sui listini del mercato Ue, riducendo la redditività delle aziende locali.
Sebbene siano circolate indiscrezioni riguardanti possibili misure anche sulle auto ibride plug-in, al momento nessuna decisione ufficiale è stata presa su quel fronte. Il provvedimento sugli pneumatici, che non ha effetto retroattivo, si configura dunque come un intervento mirato e chirurgico.
Reazioni e implicazioni economiche
L’entità delle tariffe imposte varia in modo significativo a seconda del grado di cooperazione mostrato dai singoli esportatori cinesi. Le aliquote definitive sostituiscono le misure provvisorie che erano state applicate in precedenza e arrivano in un momento di particolare attenzione alle politiche commerciali da parte di Bruxelles. Mentre le case automobilistiche europee guardano con preoccupazione alla concorrenza orientale, i nuovi dazi rappresentano un tentativo di riequilibrare le condizioni di concorrenza, seppur con il rischio di innescare ritorsioni commerciali da parte di Pechino.
L’effetto immediato, per gli importatori e i distributori del settore, sarà un incremento dei costi di acquisto che, con ogni probabilità, verrà scaricato in parte sul prezzo finale al consumatore.
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