Pavia, il pensionato rapinato in casa: «Avevano coltelli e un'ascia. Mi hanno preso a pugni per un bottino di 100 euro»
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Redazione Interno
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L’hanno sorpreso nel sonno, o forse mentre stava per addormentarsi, e da quel momento, per Walter Piacentini, artigiano in pensione di 62 anni, è cominciato un incubo lungo un’ora, chiuso in bagno e in balia di tre uomini armati di ascia e coltelli. È accaduto nella tarda serata di venerdì 13 marzo, alla periferia di Pavia, nella frazione Motta San Damiano, dove l’uomo vive da solo in una grossa villa con parco, dopo essere rimasto vedovo e con la figlia che abita a Torino. I malviventi, con il volto coperto da mascherine, quelli in uso ai tempi del Covid, hanno forzato le imposte e spaccato il vetro di una finestra per introdursi nell’abitazione, forse convinti di trovarla vuota o, peggio, di poter agire indisturbati nel silenzio della notte. Invece, Piacentini era in casa, e quando ha sentito i rumori provenire dal giardino, dove i rapinatori gli avevano spento le luci per non essere visti, si è trovato faccia a faccia con loro. Uno brandiva un’ascia, un altro un coltello, e subito la situazione è degenerata da furto a rapina violenta, con l’uomo costretto a subire la furia della banda, una furia che, come si sarebbe visto poco dopo, non era alimentata dalla quantità del bottino, ma dalla sua assenza.
Era una cassaforte l’obiettivo principale, e i tre hanno preteso le chiavi, minacciando Piacentini di morte, ma quando l’hanno aperta, utilizzando addirittura un flessibile portato con sé, si sono trovati davanti a un ambiente completamente vuoto. I gioielli di famiglia, come l’uomo ha poi raccontato, erano stati già affidati alla figlia che vive a Torino, e nella cassaforte non c’era nulla che potesse soddisfare l’avidità dei malviventi. La scoperta, lungi dal placare gli animi, ha scatenato una reazione spropositata: i tre, parlando tra loro con accenti riconducibili all’Est Europa, si sono accaniti sul pensionato, prendendolo a pugni e a calci, colpendolo anche sul collo, mentre uno di loro, come riferito dallo stesso Piacentini, gridava chiedendo dove fosse un’altra cassaforte, una seconda camera di sicurezza che, semplicemente, non esisteva. La violenza, fisica e psicologica, era il loro unico linguaggio in quel frangente, un linguaggio che hanno usato per cercare di strappare all’uomo qualcosa che non poteva dare.
Alla fine, dopo aver speso tanta ferocia, i rapinatori hanno dovuto accontentarsi delle briciole. Hanno arraffato il portafoglio di Piacentini, che conteneva una banconota da 100 euro, forse anche meno, circa 70 euro secondo alcune ricostruzioni, e lo hanno rinchiuso in bagno, intimandogli di contare fino a cento prima di osare uscire. Un gesto, quello della reclusione in bagno, che aveva lo scopo di guadagnare tempo per la fuga, una fuga che i tre hanno compiuto in auto, dirigendosi verso Belgioioso e sparendo nel buio della campagna pavese. La vittima, non appena si è sentita libera e ha avuto la certezza che i malviventi se ne fossero andati, è riuscita a uscire dalla finestra del bagno e a raggiungere l’abitazione di un vicino, al quale ha suonato il campanello chiedendo aiuto, ancora sotto choc e dolorante per i colpi ricevuti.
Le indagini, la paura del vicino e il retroscena del possibile scambio di persona
Sul posto sono immediatamente intervenuti gli agenti della squadra mobile di Pavia e la polizia scientifica, che hanno eseguito i rilievi del caso, raccogliendo l’ascia rotta, un’arma che i malviventi hanno probabilmente utilizzato nel tentativo di scardinare la cassaforte e che ora rappresenta un importante indizio per le indagini. L’uomo, medicato sul posto dal personale del 118, ha riportato ferite giudicate non gravi, ma lo shock psicologico, come ha ammesso lui stesso, è stato profondo: «Ho pensato di morire», ha dichiarato, una frase che racchiude la dimensione del terrore vissuto in quell’ora in cui è stato in balia di criminali armati e senza scrupoli. Le forze dell’ordine stanno ora setacciando le immagini delle telecamere di sorveglianza della zona e raccogliendo testimonianze, nella speranza di risalire all’identità dei tre, il cui accento straniero è stato confermato dalla vittima.
Un elemento emerso nel corso delle prime ricostruzioni aggiunge un ulteriore strato di inquietudine all’intera vicenda. Il vicino di casa di Piacentini, un uomo che abita di fronte alla villa della vittima e che gestisce un’attività di autodemolizioni, ha confessato di temere di essere lui il vero bersaglio della banda. «Forse ero io la vittima predestinata», ha dichiarato, spiegando che dai racconti di Walter Piacentini è emerso che i malviventi gridavano frasi come «Devi darci i soldi rottamaio schifoso», un appellativo che calzerebbe perfettamente con la sua professione. L’ipotesi, al vaglio degli investigatori, è che i rapinatori abbiano sbagliato villetta, scegliendo quella di Piacentini, probabilmente situata di fronte all’attività commerciale del vicino, ma in un cortile interno, confondendola con l’abitazione dell’uomo che gestisce la ditta di demolizioni. Un errore fatale per il pensionato, che si è trovato a subire una violenza destinata ad altri, e che getta una luce sinistra sulla professionalità, se così si può chiamare, della banda, capace di pianificare un colpo ma non di identificare con precisione il bersaglio, con conseguenze drammatiche per un innocente.
Un bottino misero e una violenza sproporzionata
La sproporzione tra la violenza agita e il risultato economico ottenuto è uno degli aspetti più inquietanti della vicenda. Per un bottino che non supera i cento euro, tre uomini armati di ascia e coltelli non hanno esitato a pestare un uomo di 62 anni, a minacciarlo di morte e a terrorizzarlo nella sua stessa casa, luogo per eccellenza della sicurezza e della privacy. Un’ascia, un attrezzo che evoca violenza primordiale, è stata portata all’interno di un’abitazione e usata per scardinare una cassaforte, ma anche come strumento di minaccia e, verosimilmente, come oggetto con cui percuotere l’uomo quando la rabbia per il magro risultato ha preso il sopravvento. La scelta degli arnesi, così come l’utilizzo del flessibile, parla di una banda organizzata, probabilmente con esperienze pregresse, ma la cui furia cieca rischia di far perdere loro qualsiasi residuo di lucidità, trasformando un furto in un’aggressione brutale che potrebbe costare cara, in termini di pena, qualora venissero identificati.
Gli investigatori, coordinati dal commissario Andrea Lenoci della squadra mobile, stanno seguendo diverse piste, concentrandosi sull’accento dei malviventi e sulle modalità d’azione, che potrebbero ricondurli ad altri episodi simili avvenuti nella provincia di Pavia. La scientifica ha raccolto impronte e tracce biologiche, e l’ascia rotta lasciata sul posto potrebbe rivelarsi un elemento cruciale per le indagini, così come le telecamere di sorveglianza private disseminate lungo via Motta San Damiano, che potrebbero aver ripreso il veicolo dei fuggitivi. Per Walter Piacentini, intanto, resta il difficile compito di ricominciare, di riappropriarsi degli spazi della sua villa e di quella normalità che una notte di metà marzo, quella di venerdì 13, è stata brutalmente violata da tre uomini che per pochi spiccioli hanno trasformato la sua vita in un film dell’orrore.




