Raid Usa a Hormuz, l'Iran promette ritorsioni: "Colpiremo basi Bahrain e Kuwait"
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Redazione Esteri
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La tensione tra Stati Uniti e Iran ha raggiunto nelle ultime ore un nuovo, pericoloso picco, con reciproche accuse e minacce che si rincorrono lungo le sponde del Golfo Persico. Da una parte, un raid missilistico statunitense che Teheran definisce come un attacco diretto a un sito nucleare; dall'altra, la risposta immediata della Repubblica Islamica che, attraverso canali ufficiali, ha annunciato il blocco navale dello Stretto di Hormuz e lanciato minacce di bombardamento contro le basi alleate degli Usa nella regione, gettando nel panico i mercati energetici e le cancellerie internazionali.
L'attacco al sito di Karun e l'appello all'Aiea
La Missione permanente dell'Iran presso le Nazioni Unite a Vienna ha ufficialmente esortato l'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea) a intervenire con urgenza, denunciando quello che viene descritto come un bombardamento missilistico statunitense contro la centrale nucleare di Karun. Secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa iraniana Mehr, nelle prime ore del 19 luglio gli Stati Uniti avrebbero lanciato una salva di missili contro il sito di Darjovin, un impianto che Teheran definisce come un simbolo dell'autosufficienza scientifica nazionale.
La nota diplomatica inviata all'ente di vigilanza internazionale chiede l'adozione di misure concrete per verificare la natura dell'accaduto, un passo che potrebbe inasprire ulteriormente il confronto già rovente tra le parti sul programma nucleare iraniano.
Lo Stretto di Hormuz chiuso al traffico navale
La risposta strategica dell'Iran non si è fatta attendere e ha assunto i contorni di una sfida diretta alla libertà di navigazione internazionale. Attraverso una fonte militare citata dall'agenzia Fars, Teheran ha annunciato che non rilascerà alcun permesso di transito per le navi attraverso lo Stretto di Hormuz fino a quando gli Stati Uniti non cesseranno le loro azioni ostili contro la Repubblica Islamica.
Si tratta di una stretta che va ben oltre le precedenti dichiarazioni dell'Autorità iraniana per lo Stretto del Golfo Persico (Pgsa), che il 12 luglio aveva ancora manifestato una certa apertura, dichiarando che le richieste di transito sarebbero state prese in considerazione non appena la situazione regionale si fosse stabilizzata; ora, con il blocco totale, le acque internazionali che rappresentano il principale corridoio per il trasporto del petrolio mondiale si trasformano in un'area ad altissimo rischio, con conseguenze potenzialmente devastanti per l'economia globale.
La minaccia dei droni e l'allarme per Kuwait e Bahrain
Il braccio di ferro militare si estende ormai anche all'aria e al territorio dei Paesi confinanti. In un contesto di crescenti timori per una possibile operazione di terra, un portavoce dell'esercito iraniano ha lanciato un avvertimento senza precedenti: il generale di brigata Mohammad Akrami-Nia, intervenuto alla televisione di Stato, ha dichiarato che l'Iran è pronto a bombardare persino il proprio territorio pur di impedire alle forze statunitensi di occuparlo, una formula retorica che sottolinea l'estrema determinazione del regime.
Contemporaneamente, fonti locali riferiscono di attacchi con droni che avrebbero preso di mira il consolato statunitense a Erbil, nel Kurdistan iracheno, mentre le minacce di ritorsioni coinvolgono direttamente le basi militari presenti in Bahrain e Kuwait, dove sono stanziate consistenti forze americane e dove la popolazione civile trattiene il fiato di fronte al rischio di essere trascinata in un conflitto aperto tra le due potenze.
Le contromisure e la sospensione dei voli
L'escalation ha già prodotto i suoi primi effetti collaterali sul traffico aereo e sulla logistica militare della coalizione guidata dagli Stati Uniti. Diverse compagnie aeree internazionali hanno scelto di sospendere i voli in sorvolo sulla regione del Golfo, mentre fonti vicine al Pentagono confermano che la flotta navale americana ha modificato le proprie rotte per evitare il raggio d'azione delle batterie missilistiche costiere iraniane.
La tensione, che per settimane era rimasta confinata a schermaglie verbali e a episodi di interdizione navale, è esplosa in una dinamica di azione e reazione in cui ogni mossa militare rischia di innescare una risposta sproporzionata. La richiesta di intervento dell'Iran all'Aiea, unita al blocco dello Stretto di Hormuz e alle minacce di bombardamento contro le basi alleate, delinea uno scenario che gli analisti definiscono come il più pericoloso dall'epoca degli scontri per il controllo dello Stretto negli anni Ottanta.
La risposta di Trump e le implicazioni strategiche
Pur senza un intervento diretto nel merito delle ultime azioni militari, il presidente statunitense Donald Trump ha già tracciato una linea rossa chiara in merito alla libertà di navigazione, dichiarando che se gli Houthi – in parallelo alla tensione con l'Iran – bloccassero il Mar Rosso, gli Stati Uniti interverranno con decisione. L'avvertimento, sebbene riferito a un teatro diverso, evidenzia la volontà dell'amministrazione americana di non tollerare alcuna interruzione delle rotte commerciali, un principio che verrà applicato con ancora più forza nel Golfo Persico.
La comunità internazionale, nel frattempo, segue con apprensione gli sviluppi, consapevole che un incidente militare tra la flotta americana e le imbarcazioni della Guardia Rivoluzionaria potrebbe trasformare lo Stretto di Hormuz in un fronte di guerra vero e proprio, con ripercussioni immediate sui prezzi del petrolio e sulla stabilità di tutto il Medio Oriente.




