Neonato di 45 giorni salvato a Bari: contagio da latte crudo per trasmissione interumana
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Redazione Salute
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Un neonato di appena 45 giorni è stato salvato all'ospedale pediatrico Giovanni XXIII di Bari dopo essere stato colpito da una sindrome emolitico-uremica (SEU), una grave complicanza di un'infezione da Escherichia coli che aveva compromesso in modo severo la funzionalità renale. Il piccolo era arrivato in condizioni molto critiche ed è stato ricoverato nel reparto di Rianimazione pediatrica, dove sono state necessarie manovre rianimatorie invasive ad elevata complessità e dialisi intensiva quotidiana. Dopo il trattamento, il neonato è ora fuori pericolo e dovrebbe essere dimesso a breve.
A rendere il caso particolarmente significativo è però il modo in cui sarebbe avvenuta l'infezione.
La ricostruzione del contagio
Secondo la ricostruzione degli specialisti, confermata dalle indagini epidemiologiche condotte dall'Unità operativa di Igiene del Policlinico di Bari e successivamente dall'Istituto Superiore di Sanità, il contagio sarebbe avvenuto per trasmissione interumana. Il piccolo non aveva infatti assunto direttamente alimenti contaminati: l'esposizione sarebbe avvenuta dopo il contatto con un familiare che aveva consumato latte crudo. Si tratta di un meccanismo di trasmissione che, sebbene meno comune rispetto all'ingestione diretta di cibo contaminato, è noto alla letteratura scientifica.
La trasmissione da persona a persona è possibile tra contatti stretti, come avviene in ambito familiare, nelle collettività infantili e in altre situazioni di prossimità.
Cos'è la sindrome emolitico-uremica
La SEU è una malattia acuta rara caratterizzata da anemia emolitica, trombocitopenia e insufficienza renale. Nella sua forma tipica, rappresenta la più grave complicanza di un'infezione intestinale batterica sostenuta da ceppi di Escherichia coli produttori di Shiga-tossine (STEC). I ceppi STEC devono il nome alla produzione di potenti molecole ad azione citotossica, le Shiga tossine, che dopo aver superato la barriera gastrica raggiungono l'intestino e da lì il torrente circolatorio, colpendo in particolare i vasi del microcircolo del glomerulo renale.
L'infezione può causare un ampio spettro di sintomi, che vanno da forme lievi di diarrea a forme severe di enterite emorragica, fino a quadri sistemici che coinvolgono la funzionalità renale. La SEU è considerata la principale causa di insufficienza renale acuta in età pediatrica e colpisce soprattutto i bambini nei primi anni di vita. Il periodo di incubazione dell'infezione da STEC varia da tre a otto giorni e la trasmissione avviene principalmente attraverso alimenti o acqua contaminata e contatto con animali, ma è possibile anche per via interumana.
Il quadro epidemiologico italiano
In Italia, il Registro Italiano della Sindrome Emolitico-Uremica, coordinato dalla Società Italiana di Nefrologia Pediatrica in collaborazione con l'Istituto Superiore di Sanità, raccoglie in modo sistematico e continuativo i casi segnalati dai centri di nefrologia pediatrica e dell'adulto. I dati più recenti mostrano che nel 2025 sono stati registrati 43 casi, tutti riferibili alla popolazione pediatrica, con pazienti provenienti da 15 Regioni.
La SEU presenta una caratteristica stagionalità, con un picco estivo: le segnalazioni hanno raggiunto il massimo nei mesi di luglio e agosto, con casi registrati continuativamente tra la fine di luglio e la fine di settembre. Nel 95,3% dei casi è stata confermata un'infezione da Escherichia coli produttore di Shiga-tossina, e il sierogruppo più frequentemente isolato è risultato O26. Il tasso medio di segnalazione resta contenuto, attestandosi su valori inferiori a un caso ogni centomila bambini l'anno.
Il rischio legato al latte crudo
Il serbatoio naturale degli STEC è rappresentato dai ruminanti, in particolare dai bovini, che possono ospitare questi batteri nell'intestino senza manifestare alcun sintomo. La contaminazione del latte avviene generalmente in modo accidentale durante la mungitura, soprattutto attraverso materiale fecale presente sulla mammella o sui capezzoli. Se il latte non viene sottoposto a un trattamento termico equivalente alla pastorizzazione, il batterio può sopravvivere e moltiplicarsi.
Il Ministero della Salute ha recentemente trasmesso alle Regioni e alle associazioni di categoria un documento tecnico intitolato "Linee guida per il controllo di Escherichia coli produttori di Shiga-tossine (STEC) nel latte non pastorizzato e nei prodotti derivati". Le linee guida forniscono indicazioni pratiche sia per gli operatori della filiera alimentare, utili in fase di autocontrollo, sia per le Asl impegnate nella vigilanza e nei controlli ufficiali.
La gestione clinica del paziente pediatrico
Il trattamento della SEU si basa sulla terapia di supporto, che spesso include l'emodialisi. La forma tipica associata alla diarrea causata da infezione enterica di solito regredisce spontaneamente e viene gestita con misure di sostegno; gli antibiotici non vengono utilizzati. Oltre la metà dei pazienti necessita di dialisi renale. Nel caso del neonato ricoverato a Bari, il decorso ha richiesto manovre rianimatorie complesse e dialisi intensiva quotidiana, con un esito favorevole che ha portato il piccolo fuori pericolo.
La vicenda sottolinea l'importanza della sorveglianza epidemiologica e della diagnosi precoce in una patologia che, pur essendo rara, può avere conseguenze gravi soprattutto nei lattanti.
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