Il Napoli e quelle parole che pesano: infortuni, arbitri e la corsa che si fa dura

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Redazione Sport Redazione Sport   -   A margine dell’ultimo turno di campionato, quello che ha visto il Napoli imporsi sul Milan con un secco ma sofferto 1-0, è affiorato un commento destinato a lasciare il segno nel dibattito calcistico. Vincenzo Cuomo, ex sindaco di Portici e attualmente assessore della regione Campania, ha infatti offerto una lettura netta della situazione degli azzurri, sostenendo – tra le righe di un’analisi che ha preso spunto dalla gara con i rossoneri – che la squadra di Antonio Conte sarebbe oggi in piena lotta per lo scudetto se non fosse stata costretta a fare i conti con una sequela di infortuni e con alcuni episodi arbitrali, questi ultimi giudicati dannosi per il proprio cammino. Una dichiarazione, la sua, che arriva in un momento delicato della stagione, quando ogni singolo punto comincia a moltiplicare il proprio peso specifico nella corsa al vertice.

Equilibri tattici e poca profondità: il primo tempo secondo Cuomo

Nell’osservare la partita contro il Milan, Cuomo ne ha descritto lo sviluppo come un confronto sostanzialmente in equilibrio, con le due squadre schierate a specchio e, soprattutto, molto attente a non scoprirsi più che a cercare l’affondo. Ne è conseguita, a suo dire, una frazione iniziale priva di grande profondità offensiva, nella quale l’attaccante del Napoli – definito “inconsistente” nel duello con i centrali milanisti – non è riuscito a trovare quelle tracce di spazio che pure la natura del match sembrava concedere a tratti. È su questo sfondo tattico che Cuomo ha innestato la sua riflessione più politica, se così si può dire: senza gli acciacchi fisici che hanno falcidiato la rosa e senza quei “danni arbitrali” cui accenna, il Napoli avrebbe oggi un margine diverso sulla vetta della classifica.

Conte esalta la resilienza: “Un’altra squadra sarebbe naufragata”

Lo stesso Antonio Conte, intervenuto ai microfoni di DAZN al termine del match, ha preferito però tenere i piedi per terra, pur riconoscendo il valore di una vittoria arrivata in un “match tiratissimo”. Il tecnico azzurro ha parlato di entusiasmo e fiducia, sì, ma ha subito aggiunto un elemento che funge da contraltare alle ambizioni più alte: “Non bisogna dimenticare – ha sottolineato – che se siamo al secondo posto bisogna dire grazie ai ragazzi che hanno sopperito a tutte le assenze di quest’anno”. Un passaggio, questo, che contiene in sé una duplice verità. Da un lato la lode per la resilienza mostrata dalla squadra nei momenti di maggiore difficoltà organica; dall’altro la constatazione implicita che quelle assenze hanno pesato, e non poco. “La cosa straordinaria – ha ribadito Conte – questa squadra l’ha fatta nel momento delle tante assenze: un’altra squadra sarebbe naufragata”. E sulla corsa per il titolo nazionale, l’allenatore è apparso cauto, quasi realista: “Per lo scudetto è dura, soprattutto vedendo l’Inter”.

Giuliani: “Chimera scudetto, ma sperare è gratis e bellissimo”

A gettare un ponte tra le aspettative e la realtà ci ha pensato, sui social, Fulvio Giuliani, il quale ha definito la partita con il Milan “sporchissima e brutta assai”. Eppure, proprio in quella bruttezza, ha individuato il segno di una qualità superiore: “La qualità paga. Sempre”. Giuliani ha poi allontanato lo scudetto, etichettandolo quasi come una “chimera”, per quanto affascinante, mentre ha avvicinato la Champions League – obiettivo più concreto, a suo dire. “Sperare è gratis ed è… bellissimo!”, ha chiosato, lasciando aperta quella finestra di emozione che il tifo richiede, senza però scivolare nell’illusione. Tre punti pesanti, insomma, che consolidano la posizione in classifica degli azzurri e avvicinano la qualificazione alla massima competizione europea.

Conte e la panchina della nazionale: “Giusto che il mio nome sia tra i candidati”

Nella conferenza stampa successiva al match, Conte si è lasciato andare anche a una considerazione più personale, destinata a far discutere nei prossimi mesi. Interrogato sul possibile futuro da commissario tecnico della nazionale, l’allenatore ha dichiarato senza troppi giri di parole: “È giusto che il mio nome faccia parte di quella rosa per la nazionale; insieme ad altri lo metterei nel novero dei candidati se guidassi la federazione”. Una dichiarazione che non è nuova nelle sue intenzioni, ma che assume un peso diverso ora che la panchina azzurra – quella maggiore – potrebbe entrare in una fase di transizione. Conte ha ricordato di aver già svolto quel ruolo per due anni, di conoscere l’ambiente e di non considerare quella prospettiva una semplice lusinga: “Fare il ct della nazionale rappresenta il Paese”. Ha poi annunciato un incontro a fine anno con il presidente del club, senza però aggiungere dettagli sul merito del colloquio. Il presente, per lui, resta il Napoli e quella rincorsa che, tra infortuni, episodi arbitrali e un’Inter vista come difficile da raggiungere, continua a mantenersi in bilico tra ambizione e realismo.

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