Il Milan, il derby e quei sette punti che pesano come macigni sulla corsa allo scudetto
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
La stracittadina vinta domenica sera, quella firmata da un guizzo di Pervis Estupiñán su assist di Youssouf Fofana, ha restituito al Milan di Massimiliano Allegri non solo l’orgoglio di aver superato per la terza volta consecutiva – e per la quinta nelle ultime sette uscite – i cugini nerazzurri. Ha riacceso, inevitabilmente, quel barlume di speranza in un manipolo di tifosi che, fino a novanta minuti prima, avevano già archiviato la pratica scudetto e si preparavano a fare i conti con un distacco che avrebbe potuto toccare quota tredici lunghezze. Invece, il successo nel derby di ritorno, dopo quello dell’andata firmato Pulisic, ha ridotto il margine in classifica a sette punti, un numero che, se da un lato riapre tecnicamente il discorso, dall’altro continua a rappresentare un’ipoteca pesante sulle velleità di rimonta del Diavolo.
Sette punti, con dieci gare ancora da disputare, non sono un abisso incolmabile, lo si concede, ma diventano un’impresa titanica se si mette a confronto il calendario che attende le due squadre e, soprattutto, la solidità mostrata fin qui dalla formazione guidata da Cristian Chivu. L’Inter, nonostante l’inciampo nel derby e qualche prestazione altalenante evidenziata da osservatori come Fabio Capello – il quale ha notato una certa lentezza e una mancanza di quella grinta necessaria per gestire un vantaggio così ampio –, ha dalla sua un cammino sulla carta meno impervio rispetto a quello dei rossoneri. Gli uomini di Allegri, per mantenere accesa questa fiammella, dovranno affrontare ostacoli di primissimo piano: la trasferta di Napoli, il match casalingo contro la Juventus e, nel finale, lo scontro diretto con l’Atalanta, senza dimenticare le insidie rappresentate da Lazio e dalla ritrovata solidità di squadre come il Torino. Dall’altra parte, i nerazzurri, eliminati dalla Champions League e quindi con una gestione delle energie che potrebbe rivelarsi un vantaggio non indifferente in questa fase cruciale della stagione, incroceranno sì avversarie come Roma e Fiorentina, ma avranno la possibilità di affrontare gran parte della volata con un solo impegno a settimana, un lusso che in passato era mancato a Simone Inzaghi e che ora potrebbe garantire freschezza atletica e mentale.
E allora, al di là dell’entusiasmo per il bis nel derby e per la ritrovata solidità difensiva – che resta il punto di forza di questa squadra, con Mike Maignan tornato a volare tra i pali –, viene da chiedersi se questo Milan abbia realmente le carte in regola per operare il sorpasso. La rosa a disposizione di Allegri, seppur profonda e rafforzata da innesti di personalità come Modric e Rabiot, accusa ancora qualche limite in fase realizzativa, con attaccanti come Rafael Leao e Christian Pulisic che non sempre riescono a essere incisivi con continuità. La buona notizia, in questo senso, arriva dal graduale recupero di Santiago Gimenez, l’attaccante messicano che potrebbe tornare a disposizione già per la prossima sfida contro la Lazio, offrendo al tecnico toscano un’alternativa in più nel reparto avanzato e quella capacità di attaccare la profondità che a volte è mancata.
Il fattore psicologico e la fiducia della proprietà
Se i numeri e gli incroci del calendario raccontano di una missione complicata, l’aspetto psicologico potrebbe giocare un ruolo paradossalmente più favorevole ai rossoneri che ai cugini. Capello, forte dell’esperienza vissuta sulla propria pelle quando guidava un Real Madrid capace di colmare un gap di nove punti sul Barcellona, ha sottolineato come il pericolo per l’Inter sia proprio quello di adagiarsi sugli allori, perdendo quella concentrazione e quella cattiveria agonistica che finora ne avevano fatto la squadra più solida del campionato. Il Milan, al contrario, non avendo più nulla da perdere e forte di una ritrovata convinzione nei propri mezzi, potrebbe giocare con maggiore spensieratezza, provando a vincere più partite possibili e sperando in qualche passo falso altrui. In questo clima di ritrovato ottimismo, si inserisce anche la figura del presidente Gerry Cardinale, presente nello spogliatoio dopo il derby per complimentarsi con la squadra e ribadire la piena fiducia nel progetto tecnico incentrato su Allegri, un segnale chiaro di come la proprietà creda nella bontà del lavoro svolto finora, al di là dell’esito finale di questa rincorsa. L’obiettivo dichiarato resta la qualificazione alla prossima Champions League, un traguardo che sembra ormai alla portata, ma la vittoria nel derby ha inevitabilmente alzato l’asticella delle ambizioni, trasformando quella che era un’utopia in una possibilità, per quanto labile, da coltivare partita dopo partita.




