Trump invia sottomarini nucleari verso la Russia dopo le minacce di Medvedev. Ucraina colpisce con droni una raffineria
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Redazione Esteri
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Nella notte tra il 1° e il 2 agosto, un attacco con droni ha colpito diverse zone della Russia, tra cui una raffineria nella regione di Samara, provocando un vasto incendio. Fonti ucraine, citando canali Telegram russi, riferiscono che non si registrano vittime, ma le fiamme hanno avvolto la struttura di Novokuybyshevsk, mentre esplosioni sono state segnalate nei pressi di un aeroporto militare. Video circolati sui social mostrano colonne di fumo che si alzano nel cielo, anche se Mosca non ha ancora rilasciato dichiarazioni ufficiali sull’accaduto.
La tensione tra Washington e il Cremlino, intanto, si è ulteriormente inasprita dopo le dichiarazioni di Dmitri Medvedev, ex presidente russo noto per i toni bellicosi. In un messaggio su Telegram, Medvedev ha evocato la "Mano Morta", un sistema di rappresaglia nucleare automatica sviluppato in epoca sovietica, paragonandolo a "un film sugli zombie". Una metafora che non è passata inosservata alla Casa Bianca. Donald Trump, rispondendo su Truth Social, ha definito quelle parole "sciocche e incendiarie", annunciando l’invio di due sottomarini nucleari in acque vicine alla Russia "nel caso in cui ci sia più della sola retorica".
"Una minaccia è stata fatta da un ex presidente russo, e noi proteggeremo il nostro popolo", ha detto Trump ai giornalisti, senza entrare nei dettagli operativi. L’episodio rientra in una strategia di comunicazione che, negli ultimi anni, ha spesso visto le potenze atomiche sfidarsi a colpi di post sui social, in un gioco pericoloso che solleva interrogativi sulle reali intenzioni delle parti.
Mentre il conflitto in Ucraina prosegue senza tregua, con Kiev che intensifica gli attacchi in profondità nel territorio avversario, la questione della deterrenza nucleare torna a occupare il dibattito strategico. Se da un lato Mosca ha più volte evocato l’uso di armi atomiche in risposta a minacce "esistenziali", dall’altro Trump – che già in passato ha oscillato tra toni concilianti e provocazioni – sembra voler dimostrare una linea dura, seppur senza abbandonare la retorica che lo ha sempre caratterizzato.




