Galles-Italia 31-17, a Cardiff gli azzurri sprecano l’occasione del tris
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Redazione Sport
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Nel rugby, si sa, la domenica segue spesso il sabato, e la domenica del Galles è arrivata puntuale nel pomeriggio di Cardiff, dove i Dragoni, reduci da un digiuno di vittorie che nel Sei Nazioni durava da quindici partite e tre lunghissimi anni, hanno ritrovato il sorriso proprio contro un’Italia che solo sette giorni prima, all’Olimpico, aveva firmato una delle pagine più luminose della propria storia sportiva. Il 31-17 con cui si è chiuso il match del Principality Stadium – un risultato che nella sua nuda crudeltà non racconta interamente la partita – ha spento sul nascere il sogno degli azzurri di Gonzalo Quesada, i quali inseguivano quel tris di successi, dopo Scozia e Inghilterra, che avrebbe rappresentato il miglior torneo di sempre per la nazionale dal suo ingresso nel massimo consesso europeo, avvenuto ormai nel lontano 2000.
Un primo tempo a senso unico, con i Dragoni scatenati
La sostanza del match, va detto senza troppi giri di parole, si è tutta consumata nei primi quaranta minuti, quando in campo c’è stata sostanzialmente una sola squadra. Quella squadra, per la precisione, era il Galles di Steve Tandy, sceso in campo con la disperazione di chi deve interrompere un’emorragia di risultati negativi e con la consapevolezza, d’altra parte, di affrontare un avversario sulla carta superiore ma forse un po’ appagato dal recente, storico, successo. E infatti gli azzurri sono apparsi sin dalle prime battute lenti e impacciati, in ritardo negli incontri e poco lucidi nelle scelte, subendo la maggiore aggressività fisica dei padroni di casa. Aaron Wainwright, autentico protagonista della giornata, ne ha beneficiato andando a segno con due mete personali già nella prima mezz’ora, e a completare l’opera ci ha pensato il capitano Dewi Lake, abile a trasformare in punti la supremazia del pacchetto di mischia gallese. Il primo tempo si è chiuso sul 21-0, un passivo pesante che già conteneva in sé la spiegazione dell’intero pomeriggio, malgrado la prestazione mai doma di Tommaso Menoncello, tra i pochissimi a provare a invertire la rotta.
La reazione d’orgoglio nella ripresa e le mete annullate
Nella ripresa, quasi a certificare il predominio, il Galles ha subito allungato ulteriormente, prima con una meta trasformata da Dan Edwards, poi con un drop dello stesso mediano d’apertura che ha fissato il momentaneo 31-0, un punteggio che assumeva i contorni della disfatta. Da quel momento, con la partita ormai indirizzata e i padroni di casa forse appagati dal risultato, l’Italia ha finalmente mostrato qualcosa del suo repertorio, ritrovando quella fluidità di gioco che nel primo tempo era mancata del tutto. Le mischie spinte e i cambi – tra cui l’ingresso di Tommaso Di Bartolomeo, che al cinquantaduesimo ha siglato la prima meta azzurra – hanno ridato ossigeno alla squadra, che ha iniziato a macinare gioco e a rendersi pericolosa con continuità. Nella mezz’ora finale ne sono arrivate altre due, firmate da Tommaso Allan e da Paolo Garbisi, che hanno reso il punteggio meno severo, ma per la rimonta sarebbe servito ben altro. Il tabellino avrebbe anche potuto raccontare di due mete in più, quelle annullate a Monty Ioane e a Leonardo Marin dopo la revisione al monitor dell’arbitro Christophe Ridley, episodi che – sebbene non avrebbero cambiato la sostanza del risultato – avrebbero reso ancor più evidente la ripresa orgogliosa della formazione di Quesada nell’ultima parte dell’incontro, un parziale vinto per 17-10 che lascia tuttavia l’amaro in bocca per ciò che avrebbe potuto essere e non è stato. Tra il pubblico, a osservare la riscossa tardiva dei suoi connazionali, c’era anche il principe del Galles, William.




