La vittoria di Pezeshkian in Iran: un nuovo corso per il nucleare?

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La recente vittoria di Masoud Pezeshkian nelle elezioni presidenziali iraniane ha segnato un cambiamento significativo nella politica del paese. Con il 53,6% dei voti e un'affluenza alle urne del 49,8%, la sua elezione rappresenta una strategia calcolata di Teheran, secondo diversi analisti.

Il ballottaggio e la vittoria di Pezeshkian

Il ballottaggio del 5 giugno per eleggere il nuovo presidente, dopo la morte improvvisa di Ebrahim Raisi il 19 maggio, ha portato a un risultato inaspettato. Il secondo turno delle elezioni tra i due candidati che avevano raggiunto la percentuale più alta, il riformatore Masoud Pezeshkian e il radicale ultraconservatore Saïd Jalili, si è svolto nel quadro di un forte astensionismo. I risultati ufficiali dello spoglio delle schede elettorali hanno decretato Pezeshkian vincitore con 16,38 milioni di consensi, contro i 13,5 milioni di Jalili.

Le speranze dei cittadini iraniani

Masha Mehrnam, giovane imprenditrice originaria di Teheran, esprime la speranza che l'Iran diventi un paese libero e che tutti coloro che vivono all'estero possano tornare a viverci. Mehrnam, che si è trasferita in Italia 4 anni fa, ha avviato la sua attività di importazione di caviale del mar Caspio, un'impresa che sarebbe stata impossibile nel suo paese.

Le sfide del neopresidente

Secondo Nicola Pedde, direttore dell’Institute for Global Studies, la sfida che dovrà affrontare il neo-Presidente iraniano riguarda la ripresa del dialogo con l’Occidente, in particolare con gli Stati Uniti, a cominciare dal negoziato sul nucleare, per alleviare le conseguenze delle sanzioni sull’economia del Paese. La vittoria di Pezeshkian è stata anticipata da un aumento del 10 per cento di affluenza al voto rispetto al primo turno, segno che una parte del fronte conservatore ha preferito votare lui al ballottaggio, piuttosto che il radicale Said Jalili.

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