A Terni il primo colloquio intimo in carcere: una svolta per i diritti dei detenuti

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Per la prima volta in un carcere italiano, un detenuto ha potuto incontrare la propria compagna in uno spazio dedicato all’intimità, lontano dallo sguardo costante degli agenti. L’episodio, che segna una svolta storica nel sistema penitenziario, è avvenuto nella casa circondariale di Terni, dove è stata allestita la prima “stanza dell’affettività” dell’Umbria. A renderlo noto è stato il magistrato di sorveglianza di Spoleto, Fabio Gianfilippi, confermando che l’incontro si è svolto regolarmente dopo un reclamo presentato dal detenuto lo scorso 30 gennaio.

La stanza, ricavata in un locale adiacente all’area dei colloqui con gli avvocati, è stata ristrutturata dagli stessi reclusi del carcere – noto come Magazzino ordini fissi (Mof) – che hanno imbiancato le pareti, installato una doccia e aggiunto un tocco artistico: un murales con cuori, cigni e la scritta “Ti amo”. Arredata con un letto matrimoniale, un tavolino, due sedie e un televisore, rappresenta un tentativo concreto di umanizzare la detenzione, permettendo ai condannati di mantenere legami affettivi spesso sacrificati dalla rigidità delle regole carcerarie.

Il beneficiario di questa innovazione è un uomo di sessant’anni, originario della Campania, che ha trascorso due ore in privato con la compagna. Un diritto finora negato, reso possibile grazie alle nuove linee guida del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, applicate in via sperimentale a Terni. «Un piccolo miracolo organizzativo», lo ha definito il garante regionale dei detenuti, l’avvocato Giuseppe Caforio, sottolineando però la necessità di maggiori risorse per estendere il progetto ad altre strutture.

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